Governo Pd-Pdl e Grillo: le traduzioni e la grammatica italiana. Un giornalismo alla frutta, la politica pure

Aggiornamento: Petra Reski, autrice dell'intervista su Focus, scrive su Facebook:

«Siamo in un manicomio. Sulla Repubblica si legge: "Grillo si al governissimo". Ma è una falsita! Sul sito di Focus non è scritto questo. E scritto: "Grillo non vuole fare una coalizione né con Pier Luigi Bersani, né con Silvio Berlusconi: 'Se PD e PDL dicessero: 'Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature', cosi noi appoggiamo qualsiasi governo' diceva Grillo a Focus, e aggiungeva: 'Ma non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo.'"»

Pd-Pdl, Grillo e le traduzioni

Beppe Grillo e Repubblica

Repubblica.it, 2 marzo 2013. Appare un articolo non firmato dal titolo «Grillo: Ok a governo Pd-Pdl, per legge elettorale e tagli». L'attacco del titolo è questo:

«Il MoVimento 5 Stelle è disposto a sostenere un governo formato da Pd e Pdl se come prima misura approvasse una riforma elettorale e si impegnasse a tagliare i costi della politica: lo dice Beppe Grillo in un'intervista a Focus».

Indicativo presente. Frasi tranchant. Non c'è bisogno di interpetazione.

Fantastico. Allora, cosa si fa, per verificare? Prima cosa: apriamo Focus. Questo è l'articolo in questione, in tedesco, ovviamente (ci si augura che nessuno avesse pensato all'italico mensile omonimo).

Allora, uno che non conosce il tedesco, cosa fa? Primo: ci prova con Google Translator. Il che serve senz'altro a ricavare il senso dell'intervista, siamo d'accordo.

Poi interpella un madrelingua. Il sottoscritto, per dire, lo fa su Facebook, chiedendo aiuto per la traduzione. Sì, oggi si può. Sentiti vari interventi e varie persone (ringrazio Debora Marighetti, Luca Landoni, George Frisch e tutti gli altri che hanno partecipato alla discussione, anche solo offrendo contatti), si giunge ad una serie di conclusioni

1) Grillo, effettivamente, usando un periodo ipotetico del terzo tipo, dice una cosa del tipo se un governo Pd Pdl facesse [...] il M5S lo appoggerebbe
2) L'intervista a Grillo, verosimilmente, non è stata effettuata in tedesco. Per quel che ne sappiamo, potrebbe essere stata effettuata in italiano, poi tradotta in tedesco; oppure in inglese (lingua intermedia fra Grillo e il giornalista) e poi tradotta in tedesco; oppure ancora in italiano. Quindi, esiste già un fattore di intermediazione.
3) In ogni caso, la frase tedesca di Grillo contiene un periodo ipotetico del secondo tipo. Apriamo una grammatica. Zanichelli va bene? Qui il periodo ipotetico del 2° tipo. Come si costruisce? Così:

«Nel periodo ipotetico della possibilità, l’ipotesi è presentata come possibile, perché il fatto potrebbe o non potrebbe accadere.
Esempio:

- se venissi con me (protasi o premessa), ti divertiresti un sacco (apodosi o conseguenza)



4) Siccome siamo di fronte ad un'ambiguità grammaticale (l'ambiguità è costituita dal fatto che il periodo ipotetico di secondo tipo si basa su una possibilità, su un fatto che non si sa se accadrà o meno), il giornalista avrebbe bisogno di qualcosa per dirimere la questione. Questo qualcosa, Grillo nell'intervista di Focus lo offriva in una frase (che riporta anche Repubblica):

Aber sie werden das nie tun. Sie bluffen nur, um Zeit zu gewinnen.

Che, nella traduzione che mi è stata proposta e sulla quale sono più o meno tutti concordi, suona:

«Ma non riusciranno mai a farlo. Stanno bluffando per prendere tempo».

Non solo. Nel pezzo, Grillo dice anche che tanto non si allea con nessuno.

Visti i punti 1), 2), 3) e 4) c'era un solo modo per riprendere l'intervista a Focus. E non era quel titolo così perentorio con quell'attacco con l'indicativo presente. Infatti, poco dopo, sul suo blog, Grillo torna a precisare, come un mantra, la sua presa di posizione (sua, personale, infatti è firmata nome-cognome, con buona pace della base che decide e di tutte le favole della democrazia diretta):

«PS: Per quanto mi riguarda, lo ripeto per l'ultima volta, il M5S non darà la fiducia a nessun governo (tanto meno a un governo Pd - Pdl), ma voterà legge per legge in accordo con il suo programma Beppe Grillo»

Così, Repubblica è costretta a ridimensionare il suo articolo e ad aggiungere la postilla «Poi precisa: "Mai fiducia, tanto meno a loro"». Il fatto è che non avevrebbe avuto bisogno di ridimensionare, se non avesse usato gli indicativi presenti e i titoloni. E anche la successione temporale cronologica è irreale. Grillo non aveva mai detto una cosa in quei termini esatti, quindi non ha precisato dopo

Comunicazione e politica

Veniamo dunque a considerazioni di comunicazione e di politica.

Beppe Grillo si diverte a sparigliare. Non concede interviste alla stampa italiana, lo fa alla stampa straniera, bisogna andare a tradurre e cercare "la notizia". La notizia, in realtà, non c'è. Grillo non si vuole alleare con nessuno. Non ha alcun interesse a far formare davvero un Governo (almeno, stando a quanto continua a dire) e, politicamente, godrebbe molto di un governo Pd-Pdl che sa benissimo, come tutti, essere, al momento, impossibile, l'ennesimo aborto politico. Ma sa anche, per calcolo, che questo Pd-Pdl gli gioverebbe in termini elettorali (questa osservazione varrà fino a quando non si arriverà alla prova dei fatti, ovvero alla formazione del governo). Fa piacere che si diverta, buon per lui.

Il problema è che il giornalismo italiano è alla frutta e che non sa che pesci pigliare, in questa situazione così disastrata (e così è in balia delle varie ricostruzioni di pensiero e di dichiarazioni, che siano indirizzate o meno da linee editoriali, tifo, speranze o simili. Come il caso di Renzi sul CorSera, per dire) e ambigua. Ammetto che si tratti di una generalizzazione, naturalmente: i miei lettori mi perdoneranno la semplificazione, ben conoscendo la fatica enorme che si investe nel precisare ogni virgola. Ammetto anche che il giornalismo, oggi, faccia anche tanta fatica a raccontare le cose, perché ci vuole tempo, pazienza, calma, che non fanno spesso il paio con la necessità di stare sempre sul pezzo, ad ogni costo. E ci vuole anche la possibilità di scrivere pezzi articolati, che non debbano a tutti i costi far leva sul titolo sensazionalista. E' faticoso, e non è detto che renda in termini di vendite (o, se preferite, in termini di visualizzazioni).

Ma è alla frutta anche la politica. Che si attacca a un post su un blog, a slogan, a frasi, a insulti, a chi grida di più, a chi si bea di più di aver avuto ragione: chi non vota, chi vota questo, chi vota quello, poco importa. Sembra essere l'ego del singolo ad esaltarsi, non il senso del bene comune nella sua accezione più ampia. E si cavalca l'onda del momento, con un'ansia di sapere cosa accadrà che non rispetta nemmeno i tempi minimi delle istituzioni e del risultato delle urne.

Di certo, questa è una delle stagioni politiche più interessanti da raccontare, per chi voglia farlo in maniera sensata. Ma i titoloni, i click, i like, le condivisioni acritiche, purtroppo, non aiutano. E il tifo la fa da padrone, in barba al buon senso e alla grammatica.

Viene da pensare, in barba anche a milioni di elettori che avrebbero voluto un solo risultato, in definitiva: un Governo, con a cuore gli interessi del paese e dei cittadini, che sappia valorizzare le differenze, che sappia costruire una nuova dialettica politica, che sfugga al pensiero unico. Non è così, purtroppo. Anzi, il pensiero unico monolitico appare sempre più in agguato.

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