Tutti gli insulti di Beppe Grillo

Beppe Grillo
La comunicazione politica per anni si è nutrita del paludato e autoreferenziale "politichese". Periodicamente si è presentato alla ribalta qualche sostenitore del "parlar chiaro" che ha messo alla berlina il politichese, che comunque resta trasversale in tutte le forze politiche. Ora quella comunicazione che si potrebbe definire "parla come mangi" ha in Beppe Grillo il suo massimo profeta: e quel linguaggio fatto di insulti, epiteti e nomignoli ora è in procinto di lasciare il web e le piazze in cui è nato per debuttare in Parlamento. Con una novità, però, che ora è proprio Grillo a lamentarsi per essere stato oggetto di insulti in campagna elettorale e dopo il risultato del voto.

In principio era lo psiconano. Oggi Beppe Grillo è impegnatissimo a dare addosso ogni giorno a Bersani, ma il suo primo bersaglio – e non poteva essere altrimenti – è stato Berlusconi, ribattezzato lo psiconano o, meno frequentemente, testa asfaltata, Big Jim. È soprattutto a lui che era indirizzato il "vaffanculo" del primo, storico V-Day.

Ai tempi in cui era ancora il leader del PD, Walter Veltroni era il secondo bersaglio preferito di Grillo. L'ex sindaco di Roma era soprannominato Topo Gigio; non è andata meglio a Romano Prodi, che pure provò a intavolare un dialogo con Grillo, e in cambio venne ribattezzato Alzheimer. Neppure il presidente Napolitano è stato risparmiato: per il capo del M5S è diventato Morfeo o addirittura Salma (epiteto che però era stato originariamente dedicato a Piero Fassino).

I nomignoli possono continuare all'infinito: Alemanno diventa Aledanno, Pisapia diventa Pisapippa, Marchionne-Marpionne, Fornero-Frignero, Formigoni-Forminchioni, Veronesi-Cancronesi per finire con Mario Monti divenuto Rigor Montis. Accanto ai nomignoli, ognuno di questi ha ricevuto una buona dose di insulti: Monti è "un mendicante, un banchiere del cazzo", Pisapia è "la nuova maschera lombarda per fare figure di merda". Di Rosy Bindi ha invece detto di recente: "Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti".

Bersani, Vendola e Renzi. Tutto un capitolo a parte meritano gli exploit più recenti, in campagna elettorale e nel dopo voto, rivolti a quei leader del centrosinistra che si affannano a cercare un contatto con il M5S. Pierluigi Bersani, che da anni nell'immaginario grillino è Gargamella, il mago cattivo dei Puffi a cui effettivamente assomiglia, è diventato "uno zombie". Quando il leader PD ha indetto le parlamentarie, dopo l'analoga iniziativa del M5S, Grillo le ha ribattezzate buffonarie. Poi, negli ultimi giorni, Grillo ha accusato Bersani di fare "mercato delle vacche" con i parlamentari neoeletti e di essere un "morto che parla" e uno "stalker". E ha aggiunto "lui e Renzi hanno la faccia come il culo".

Già, perché anche Renzi è finito spesso nel mirino di Grillo (e il sindaco di Firenze non ha mai mancato di replicare): ebetino è l'epiteto più ricorrente, assieme a "pollo che si crede un'aquila" (anche questa in coppia con Bersani). E anche Vendola, che pure si sta spendendo molto in questi giorni a favore del M5S, non è stato risparmiato: "supercazzolaro" è il suo alias, ma soprattutto durante un comizio a Bologna lo apostrofò "At salut, buson", che fa il paio con l'epiteto "buco senza ciambella", per cui Grillo è stato accusato di omofobia. Ma lui non se ne dà pena e continua la sua comunicazione politica, visto che sembra funzionare e anzi, accusa Vendola e Bersani di averlo insultato.

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