Compravendita dei senatori. De Gregorio: «La valanga è solo agli inizi». Ma che c'entrano gli americani?


Il senatore Sergio De Gregorio finirà agli arresti domiciliari non appena il nuovo Parlamento – di cui non fa più parte – si riunirà, e in questi ultimi giorni è un fiume in piena. La compravendita dei senatori tra il 2006 e il 2008 da parte di Silvio Berlusconi per far cadere il governo Prodi è, secondo De Gregorio, una "valanga solo agli inizi", e lascia intendere che se parlerà anche Valter Lavitola le proporzioni della vicenda saranno molto più grandi.

Intervistato da La Repubblica, l'ex senatore dipietrista dice di non voler fare nomi, ma poi li fa. Il primo è quello di Lavitola, che è in galera ma non collabora. "Il suo silenzio è inutile e inopportuno" ammonisce De Gregorio. Il secondo nome è quello di Luigi Pallaro, il senatore indipendente eletto nel 2006 dagli italiani all'estero, e il cui voto (per non parlare della presenza in aula) ondeggiava da una parte e dall'altra. De Gregorio lascia intendere che anche Pallaro potrebbe raccontare qualcosa. E comunque l'Operazione Libertà, come la ribattezzò Berlusconi, andò avanti per tutta la legislatura 2006-2008: "Berlusconi in quel periodo si occupava solo di quello", e racconta di un Fini rassegnato, che avrebbe preferito farsi 5 anni di opposizione. Ma il senatore non esclude che ci possa essere stato qualcosa di simile anche tra il 2010 e il 2011, per reggere la maggioranza berlusconiana dopo la fuoriuscita dei finiani: e d'altronde non è il primo a parlare di accordi sottobanco.

De Gregorio non nasconde il risentimento per Berlusconi, che lo ha deluso. Per la mancata ricandidatura? Lui sostiene di no, e già nei giorni scorsi aveva ribadito che, se avesse voluto, avrebbe riottenuto un posto sicuro in lista. Ma lui voleva lasciare la politica, e per questo si era recato a dicembre da Denis Verdini per chiedere un futuro assicurato in qualche altro campo, magari in quello delle produzioni cinematografiche. Ma da parte dell'entourage di Berlusconi non era arrivato nessun aiuto, e allora De Gregorio ha cominciato a parlare con i pm. Pare evidente che le due cose sono collegate, De Gregorio nega ma alla fine deve ammettere: "Forse ha ragione, poteva cambiare qualcosa. Ma, evidentemente, il destino aveva scritto per me un'altra strada"

C'è però un punto che De Gregorio non approfondisce e su cui i verbali della procura di Napoli sono pieni di omissis, ed è il ruolo degli americani. Il senatore ripete più volte di essere molto vicino agli americani e alla Cia, e nell'interrogatorio ha raccontato di incontri con l'allora ambasciatore USA in Italia Spogli e "del mio intervento con gli americani per mandare a casa Prodi". Gli USA, pare di capire, erano preoccupati che il governo di centrosinistra non confermasse la missione in Afghanistan, da qui le pressioni sull'amico De Gregorio. Se c'è stato solo un normale scambio di vedute tra membri delle istituzioni (il senatore era presidente della Commissione Difesa) o qualcosa di più, qualcosa che sembrerebbe relegato a scenari da Guerra Fredda, non è dato saperlo, anche se sembra di capire che l'intervento di Berlusconi fosse estraneo a questi altri abboccamenti: anche perché al Cavaliere non interessava dell'Afghanistan o degli americani, voleva solo mandare a casa Prodi.

Foto © Getty Images

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