La prorogatio: cos'è? Potrebbe avere un senso?

Prorogatio, il professor Paolo Becchi

Il Professor Paolo Becchi dell'Università di Genova, ieri sera e questa sera, nel corso di due distinte puntate del talk show In Onda ha teorizzato la prorogatio. E qualcuno ha pensato bene (sul CorSera, per dire) di dargli pure ragione (d'altro canto, il Corriere della Sera non fa mistero di quali siano le sue speranze). Ma che cos'è, la prorogatio?

Ci facciamo aiutare nella definizione della Treccani, che dovrebbe essere sufficientemente autorevole.

prorogatio ‹proroġàzzio› s. f., lat. – Termine corrispondente all’ital. prorogazione e al più com. proroga, che ricorre in due espressioni relative al prolungamento del potere di un magistrato o d’altro organo:

1. Nell’antica Roma, prorogatio imperii («proroga del comando»), la proroga, deliberata dal senato, con la quale il console o il pretore, allo scadere dell’anno di carica, conservava il potere, assumendo la funzione di proconsole o propretore, che assolveva per un altro anno nella provincia in cui, per ragioni militari, già si trovava, o che gli era stata destinata in precedenza.

2. Nel diritto pubblico ital., regime di prorogatio, l’attività di un organo pubblico elettivo allorché continua a operare, pur essendo scaduti i termini legali della sua nomina, per il mancato o ritardato rinnovo dei suoi componenti.

Escludiamo il lemma 1, giacché l'antica Roma e l'impero sono tempi andati.

Concentriamoci sul lemma 2.

La prorogatio è contemplata, nel diritto italiano.

Sta ad indicare, come dice la Treccani, l'attività di un organismo che opera anche se i termini del suo mandato sono scaduti, perché si riscontra un ritardo nel rinnovo dei componenti, o perché questo rinnovo non è avvenuto del tutto.

La Costituzione italiana prevede la prorogatio dell'attività delle Camere e quella del Presidente della Repubblica. Il primo caso è stabilito dall'articolo 61 della Costituzione.


    Art. 61.

    Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

    Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.


Il caso del Presidente della Repubblica, invece, è regolato dall'articolo 85.


    Art. 85.

    Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.

    Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

    Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.


Come è facile capire e vedere, si tratta di due casi estremamente precisi e transitori.

In nessun caso, invece, è prevista la prorogatio del Governo.

Non solo: il Governo Monti, attualmente, è dimissionario e resta in carica esclusivamente per l'ordinaria amministrazione.

Infine: nel frattempo ci sono state le elezioni, il Parlamento è stato rinnovato e deve tradursi nella formazione di un Governo, che, per Costituzione, deve avere la fiducia della maggioranza delle due Camere per potersi insediare.

La prorogatio è dunque un'idea fantasiosa, che farebbe rabbrividire i padri costituenti.

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