Bersani vuol mettere "in riga" Beppe Grillo. E il leader del M5S se la gode

Sempre, nei momenti più intricati, c’è chi sceglie la scorciatoia e lancia la sua bella campagna di raccolta firme. Stavolta ci si mette pure Stefano Rodotà, aderendo all’appello di MicroMega per l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi in base alla legge 461 del 1957. In soli due giorni oltre 70 mila firme che fanno gridare ai promotori: “clamoroso consenso!”. E’ il solito refrain di spezzoni dello “zoccolo duro” (compreso quello delle Primarie del Pd), scambiando minoranze per maggioranze, abbagliati da vittorie sempre annunciate e immancabilmente mancate. Tant’è.

Gli italiani hanno già bocciato il Cav, nelle urne, e quelli di MicroMega farebbero bene a ricordare i milioni di voti persi dal Pdl, precipitato da oltre il 38% (13,6 milioni di voti) al 21,6% (7,3 milioni) e perdendo qualcosa come 6,3 milioni di voti! E Berlusconi ha il coraggio di gridare vittoria! Idem per Pierluigi Bersani: il Pd raccoglie 8.642.700 voti (25,41%) contro i 12 milioni del 2008 pari al 33,18%, cioè rispetto a Veltroni, Bersani perde 3,4 milioni di voti (7,7%)!

In qualsiasi altro Paese democratico, Berlusconi e Bersani sarebbero già stati spediti a casa, specie il secondo (il primo è il padre padrone del Pdl) perché ha buttato via una vittoria certa, con il Pdl e la destra allo sbando, al minimo storico. Va ribadito che l’unico vincitore è il M5S,inesistente alle ultime elezioni del 2008, nuovo primo partito alla Camera: 8.688.546 voti (25,55%!).

Come già scritto giorni fa: “In questi numeri sta il succo del voto, spada di Damocle sull’ingovernabilità del Paese, ma politicamente una “rivoluzione” culturale e sociale, a dimostrazione della volontà di cambiamento degli italiani e della loro profonda insoddisfazione verso i partiti tradizionali, la casta, il Palazzo. Non è Bersani, ma Grillo, a raccogliere la volontà di protesta e di cambiamento degli italiani”.

Quindi le ultime sortite di Bersani non stanno né in cielo né in terra: è il capo dello Stato a decidere sulle controversie parlamentari, politiche, istituzionali. Il segretario del Pd vuole affidare questo ruolo alle scelte di Grillo, minacciando addirittura lo scioglimento delle Camere che spetta invece a Napolitano, impossibilitato però a esercitare tale potere, proprio a salvaguardia del ruolo del Parlamento e delle sue prerogative.

Bersani rischia la stessa fine del naufrago che in alto mare, non sapendo nuotare, sbraita e si agita senza appigli e quindi va a fondo. Pierluigi insiste a strattonare il leader del M5S: “Grillo si decida!” e detta il nuovo … decalogo (8 punti da fare subito), tra cui conflitto d’interessi, anticorruzione, riforma dei partiti, tagli ai costi della politica. Tutto bello, ma chi ci crede ancora? Bersani detta le regole del trionfatore sapendo che lo sconfitto vero è lui e che presto pagherà il conto.

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