Letizia Moratti, Edoardo Croci ed Ecopass: Milano e Italia paralizzate da populismo e mancanza di coraggio


Il mini-rimpasto nella giunta milanese di centrodestra guidata da Letizia Moratti non è stato molto dibattuto al di fuori della città. Ed è un peccato, perché si tratta di un caso molto emblematico di un certo modo di fare politica nel nostro paese.

I fatti: il sindaco di Milano ha prima tolto alcune deleghe, poi fatto dimissionare del tutto Edoardo Croci, tecnico giunto all’incarico di assessore di ambiente, mobilità e trasporti dopo essere stato candidato nella lista di “indipendenti” della Moratti alle elezioni del 2006.

Il motivo? Secondo la maggior parte degli osservatori, banalmente, l’avvicinarsi delle nuove elezioni comunali, che impone al sindaco l’esigenza di blandire i partiti – da un lato – ma anche l’opinione pubblica.

Per capire bene questa vicenda bisogna tuttavia tornare sulla storia di Ecopass, il famoso ticket di ingresso al centro-città della metropoli lombarda, e sul complesso delle contraddittorie politiche di mobilità della giunta milanese in questi anni.

Ecopass (parte del programma elettorale della Moratti) era sostanzialmente un modo per “fare cassa”, in modo da raggranellare quei soldi necessari al potenziamento del trasporto pubblico che i governi (di ogni colore) tendono tradizionalmente a negare a Milano.

Questa la realtà del provvedimento: tuttavia, per essere “appetibile” all’elettorato (e ai partiti in cerca di consenso) esso doveva essere presentato come misura diretta anti-inquinamento. Ed ecco spiegato il nome del ticket e la campagna promozionale, centrata sull’immagine accattivante del bambino sulla macchinina blu.

In realtà Ecopass non è mai stato un’efficace misura contro l'inquinamento: troppo ristretta l’area coinvolta, troppo numerose le categorie di vetture esenti, troppo scarsa l’integrazione con una politica complessiva e di lungo periodo su mobilità e ambiente.

Il ticket avrebbe potuto essere utile come scintilla per dare l’avvio ad un circolo virtuoso, attraverso la canalizzazione di risorse verso le politiche di mobilità sostenibile e la progressiva espansione dell’area coinvolta e delle vetture paganti.

Invece, Ecopass e il suo artefice Croci hanno finito per essere vittime dell’impostazione sostanzialmente populista data dalla Giunta Moratti all’operazione: visto che i risultati dal punto di vista dell’inquinamento non si sono visti (com’era prevedibile fin dall’inizio), e potenziamenti sostanziali del trasporto pubblico non sono all'ordine del giorno (cancellato il progetto della linea 6 della metro, tuttora in forse la 4) è evidente che nell’opinione pubblica si è diffuso il malcontento.

Ecco quindi che la Giunta, temendo l’avvicinarsi delle elezioni, corre ai ripari: dividendo le deleghe di Croci tra diversi assessorati, e negando in questo modo i presupposti stessi di una politica integrata sulla mobilità.

Il nuovo titolare delle deleghe al traffico, il vicesindaco De Corato, che governa la città fin dal 1997, ha già dato un’idea di quella che sarà la sua impostazione cancellando la prevista corsia preferenziale per i mezzi pubblici di Cadorna, come hanno segnalato i colleghi di 02blog.

Il caso milanese è emblematico dei disastri che può portare al paese questo modo di fare politica, populista e del tutto privo di coraggio. La logica è questa: si cerca di intervenire su un problema complesso, di lungo periodo, ma si presentano alla cittadinanza come risolutivi provvedimenti che nella migliore delle ipotesi sono solo il primo passo di un percorso che richiederà anni.

La strategia porta consenso nell’immediato ma, mano a mano che il bluff si rivela per quello che è, monta il risentimento popolare. A questo punto chi governa non ha il coraggio di procedere ulteriormente in direzione della risoluzione, ma preferisce fare marcia indietro per inseguire, ancora una volta, il consenso.

In questo modo non si compromette solo la soluzione del problema concreto, che continua ad aggravarsi, ma si mina anche nella coscienza dell’opinione pubblica l’idea stessa che un’azione di governo efficace e riformista sia possibile, alimentando lo storico cinismo degli italiani.

Nei primi anni ’60, l’incapacità dei governi di portare a termine la riforma urbanistica e quella fiscale sancì che in Italia i problemi dell’abusivismo edilizio e dell’evasione fiscale erano da considerarsi sostanzialmente irrisolvibili.

Analogamente, il sostanziale voltafaccia della Giunta Moratti rischia di costituire un precedente pericoloso nel suo sancire che il problema dell’inquinamento e del traffico, in uno dei paesi più auto-dipendenti del mondo, è un’altra “tara” italiana da cui non riusciremo mai a liberarci.

E questa, a ben vedere, potrebbe essere l’eredità più importante della permanenza di Letizia Moratti a Palazzo Marino.

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