Caso Marrazzo: la morte della trans Brenda non ricorda solo quella di Mino Pecorelli



In attesa che la giustizia faccia il suo corso senza che nessuno ipotizzi dei ritardi per via della mancata riforma, sulla quale si disquisisce più dell’emergenza rifiuti che in Sicilia si sta registrando nelle ultime settimane, è necessario continuare a riflettere sulla morte di Brenda.

Secondo Mario Adinolfi la transessuale, travolta (e non solo) dallo scandalo di Piero Marrazzo, ricorda Mino Pecorelli. Il giornalista, affiliato alla loggia massonica P2, che venne ucciso nel 1979 in circostante ancora da stabilire.

“È Roma – scrive Mario Adinolfi - che sembra tornata ad essere quella dei tempi della Banda della Magliana. Anzi, peggiore. Più subdola e per questo più pericolosa. La Brendona è il Mino Pecorelli del tempo tragico e farsesco che stiamo vivendo, di una classe dirigente di una pochezza spaventosa, nome in codice Chiappe d'Oro”.

Ma la morte di Brenda non ha analogie solo con quella di Mino Pecorelli. Sempre a causa del fuoco morì nel 1998 il poeta omosessuale Alfredo Ormando che in segno di protesta si bruciò vivo in Piazza San Pietro.

Oggi come allora la classe politica, presieduta da Romano Prodi, non si scompose davanti alla morte di una persona che rivendicava solo i propri diritti. Ancora oggi negati.

Ma l’orientamento sessuale delle due vittime non è l’unico aspetto che le avvicina.

Oggi come allora la classe politica, presieduta da Silvio Berlusconi, tenta di riformare la giustizia.

Sul finire del proprio mandato Romano Prodi approvò il decreto 51 grazie al quale venne introdotto nel nostro ordinamento la riforma del giudice unico di primo grado.

Possibile che in dieci anni siano cambiate le vittime e le formazioni politiche ma non i problemi con i quali le amministrazioni decidono di confrontarsi?

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