Leggiamo i classici: Gustavo Zagrebelsky e il diritto mite

Palazzo della Consulta

"Ciò che è davvero fondamentale, per ciò stesso non può mai essere posto ma deve sempre essere presupposto. Per questo, i grandi problemi del diritto non stanno mai nelle costituzioni, nei codici, nelle leggi, nelle decisioni dei giudici o in altre simili espressioni di 'diritto positivo' con le quali i giuristi hanno a che fare, né mai lì hanno trovato la loro soluzione.

I giuristi sanno bene che la radice delle loro comuni credenze e certezze, come anche dei loro dubbi e dei loro contrasti, è sempre altrove. Per chiarire ciò che davvero li unisce e li divide, occorre scendere più a fondo o, è lo stesso, risalire più in alto, in ciò che non è espresso.

In ultima istanza, ciò che conta e da cui tutto dipende è l'idea del diritto, della costituzione, del codice, della legge, della sentenza. L'idea è così determinante che talora, dove è particolarmente viva e diffusamente accettata, si può persino fare a meno della 'cosa' stessa, come avviene per la costituzione in Gran Bretagna o (esempio altrettanto interessante) nello Stato di Israele.

E, al contrario, dove non esiste o è dissolta in tanti rivoli che ciascuno alimenta a suo piacere, il diritto 'positivo' si perde in una Babele di lingue incomprensibili l'una per l'altra e frastornante per il pubblico profano".

Gustavo Zagrebelsky, Il diritto mite. Legge diritti giustizia, Torino 1992, p. 3.

Foto | Flickr

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