Rassegna stampa estera: Berlusconi e il processo breve


A distanza di una settimana dall'ultima rassegna, la stampa estera continua a parlare del processo breve: vediamo qualcuno dei commenti più interessanti.

Negativo il giudizio dell'austriaca Salzburger Nachrichten:

Da quando a inizio ottobre la norma sull’immunità è stata ricusata per mano dei giudizi della Corte Costituzionale Berlusconi ha un unico obiettivo in mente, ossessivamente, ovvero levarsi definitivamente di dosso i suoi processi. Non disdegna l’impiego di qualsiasi mezzo e non si preoccupa nemmeno di dare spudoratamente l’impressione che lui, in quanto eletto dal popolo – diversamente dai giudici – possa pretendere leggi speciali a suo favore

I suoi avvocati lavorano febbrilmente alla costruzione di norme giudiziarie ad hoc, alle quali il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non negherà la firma e che non si prevede possano essere ostacolate dalla Corte Costituzionale. (..) Controversa è anche la questione se la durata massima possa essere applicabile anche ai processi in corso. Ovviamente Berlusconi si mostra favorevole. Non lo turba minimamente il fatto che con una legge in tal senso possano cessare anche processi a lungo termine come il processo Parmalat, processo che riguarda la rovina economica di parecchie migliaia di piccoli risparmiatori

Sulla potenza di fuoco del team di legali del premier si è concentrato anche il quotidiano del centrodestra spagnolo El Mundo:

Con una squadra legale composta da 500 avvocati e spese praticamente illimitate – lo stesso Berlusconi assicura di aver speso già più di 200 milioni di euro in processi – si dà per scontato che gli “azzeccagarbugli” del primo ministro si incaricheranno di dilatare i tempi perché i processi del Cavaliere terminino senza sentenza. Il problema è che questa iniziativa potrà lasciare impunito non solo Berlusconi, ma tanti altri presunti delinquenti. Almeno questo è quanto denuncia l’Associazione Nazionale Magistrati

La posizione dell'Anm è stata riportata per esteso anche dal belga De Standaard:

Il dilemma è grande: il premier ha un’ampia maggioranza sia alla Camera che al Senato. Se vuole, può quindi far approvare la legge con uno schiocco di dita. In quel caso, molto probabilmente, i suoi problemi con la giustizia sparirebbero come neve al sole. ‘Ma ciò equivarrebbe ad un suicidio politico’, dicono i magistrati italiani. ‘Se la magistratura e la politica ormai conducono una guerra aperta in Italia? Affatto. La magistratura non fa processi alla politica, ma ad alcuni politici. I problemi di Berlusconi sono nati a livello giuridico ed ora hanno pesanti conseguenze politiche. Questa dovrebbe essere una lezione per i nostri politici: le prove di forza che inventano per evitare problemi con la legge, minacciano di rivoltarglisi contro come un boomerang che li colpisce in faccia.’

Il conservatore Le Figaro ha messo in rilievo le tensioni interne alla maggioranza:

Il testo risulta da un laborioso compromesso al quale martedì sono intervenuti Silvio Berlusconi ed il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini. Durante il faccia a faccia, che si è detta quanto si dice turbolento, è stato convenuto d’imporre un limite di tempo di due anni ad ogni fase giudiziaria, prima istanza, appello e Cassazione. In Italia c’è bisogno da otto a nove anni – e alla volte di più – per ottenere una sentenza definitiva. (..) L’adozione del testo, che avrà senza dubbio la priorità in Parlamento, gioverà anche e in primo luogo, al presidente del Consiglio

Chiosa lo svedese Dagens Nyheter:

La legge è stata preparata dall’avvocato difensore dello stesso Berlusconi, Niccolò Ghedini, che ha furbescamente rispolverato una vecchia proposta di legge presentata dall’opposizione. Sotto il pretesto di un processo più rapido e giusto, la legge bloccherà i processi che durano più di due anni in uno dei gradi di giudizio. Questo significa un massimo di sei anni dal giudice di prima istanza fino alla più alta corte. La proposta avrà anche valore retroattivo per i processi in primo grado e potrà essere applicata a chi non è stato condannato in precedenza. Non è invece applicabile per crimini che normalmente ricevono una pena superiore ai dieci anni. Ciò implica che la legge, così come era già successo, è stata cucita su misura per il presidente del Consiglio italiano

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