La sponda di Casini a Berlusconi: no al processo breve, sì al mini-scudo



In queste ore si discute alacremente sulla proposta di Pierferdinando Casini, leader dell'Udc. Posto che la riforma sul processo breve ipotizzata dal Pdl va stralciata in quanto "sfascerebbe la giustizia", il capo dei centristi per la prima volta ammette esplicitamente che vi sarebbe una persecuzione giudiziaria nei confronti del Capo del Governo e chiede di uscire dall'equivoco.

Se infatti il problema sono i guai giudiziari di Berlusconi, lo si riconosca apertamente e invece di distruggere tutto il sistema per "salvarlo" si percorra la strada del legittimo impedimento.

«È troppo semplicistico e cozza contro la realtà considerare questo tema 'un problema di Berlusconi'. Così come è irresponsabile agire come sta facendo il centrodestra, allungando o accorciando di volta in volta i processi, muovendosi a strappi solo per salvaguardare Berlusco­ni: così si sfascia il sistema giudiziario e si fa una sola vittima, il cittadino».

Secondo Casini si dovrebbe dunque tornare all'ipotesi del mini-scudo, per consentire a Berlusconi di governare in pace secondo il mandato elettorale ottenuto, finché duri la legislatura. Alla fine del mandato potrebbe poi essere giudicato senza timore di tradire il voto popolare. Una soluzione "alla francese" se vogliamo ricordare il caso Chirac, processato al termine del suo periodo da sindaco di Parigi.

Le reazioni del Pdl all'apertura sembrano possibiliste, se pur caute. Gasparri per esempio prende atto della nuova linea "persecutoria", mantenendo però la posizione a favore del ddl sul processo breve. Se tutta la manovra si configuri come una prova di future alleanze è ancora presto per dirlo, ma certo che l'impasse Berlusconi/Giustizia in qualche modo va risolto.

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