No Berlusconi Day: cominciano le faide interne?


Il No Berlusconi Day, la manifestazione che il 5 dicembre prossimo a Roma invocherà le dimissioni del premier, si sta avvicinando, e con il successo arrivano per i promotori dell’evento nato su Facebook anche i primi tormenti.

Un piccolo gruppo milanese ha infatti lanciato sul social network creato da Mark Zuckerberg un evento chiamato “No Berlusconi Day Milano APARTITICO”. Un'iniziativa per fare sì che non si manifesti solo nella capitale ma anche nella seconda città d’Italia.

Un obiettivo non condiviso dagli organizzatori del NBD nazionale, che hanno specificato che le manifestazioni locali non sono da considerarsi affiliate all’“originale” e hanno – a quanto pare – cancellato dalle proprie pagine i commenti con i quali i promotori dell’evento milanese polemizzavano e si facevano propaganda.

Altro motivo di polemica tra le due fazioni è l’adesione dei partiti: i membri del gruppo milanese (solo poco più di un migliaio fino ad ora) vogliono un evento che bandisca esplicitamente la loro partecipazione in forma ufficiale, che è invece stata ammessa a Roma.

Queste divisioni non avranno probabilmente ricadute apprezzabili sul successo della manifestazione romana del 5 dicembre (giunta nel frattempo a quasi 320.000 aderenti virtuali), tuttavia ci insegnano alcune cose importanti sulla natura di questo genere di mobilitazioni “dal basso” nell’era di Internet.

Così come il Partito Democratico pecca di ingenuità quando pretende di confrontarsi con il No B Day come con un qualsiasi altro movimento sociale del '900, con cui discutere basi programmatiche e modalità di partecipazione, così la reazione degli organizzatori dell’evento alla piccola “contestazione” milanese sembra inadeguata.

In entrambi i casi, infatti, viene trascurato il fatto che il potenziale di mobilitazione proveniente dal "basso" di Internet può essere sì incanalato in manifestazioni concrete di protesta nel "mondo reale", ma resta insofferente rispetto a qualsiasi grado di formalizzazione eccessiva.

E' facile mettere d'accordo 300mila persone su un messaggio semplice come il "no" a Berlusconi. Più difficile convincerle del fatto che non sia opportuno organizzare manifestazioni locali, o che l'adesione dei partiti sia cosa buona e giusta.

Se c'è una cosa che un fenomeno come il No Berlusconi Day dovrebbe averci insegnato è che non importa quanto si cerchi di mettere a tacere il dissenso, quello troverà comunque un modo di esprimersi, ora che c'è Internet.

Se anche gli stessi organizzatori del NBD avessero riflettuto un po' di più su questo aspetto, si sarebbe forse evitata una faida interna che rischia di nuocere alla manifestazione stessa, a sole due settimane dal 5 dicembre.

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