Governo, il Pd va allo scontro con Napolitano?


Se sia vero o no che il presidente Napolitano abbia dei seri dubbi sull'ipotesi di affidare l'incarico a Pierluigi Bersani per un governo di minoranza non è dato saperlo; per ora, a confermarlo ci sono reportage giornalistici e interviste a persone vicine al Capo dello Stato (l'ultimo in ordine di tempo è Emanuele Macaluso, amico di vecchia data di Napolitano). Quel che però è certo è che nel Pd sta montando un palpabile malcontento contro il Presidente della Repubblica, che risulta evidente da molte dichiarazioni e a cui dà voce persino l'Unità, titolando "tensione tra Pd e Colle".

La tensione è iniziata subito dopo la chiusura delle urne, quando l'incerto risultato elettorale ha portato il Pd a invocare il ritorno immediato alle urne. Lì è arrivato il primo stop di Napolitano, che ha ricordato di essere nel semestre bianco, e di non poter sciogliere le nuove Camere. Il Pd ha frenato, poi c'è stata l'apertura a Grillo, proseguita anche dopo i vari "no" del M5S. Il Capo dello Stato però, a quanto è dato sapere dalle ricostruzioni, sarebbe orientato a cercare le larghe intese. E a questo punto in molti nel Pd hanno cominciato a esternare:

Sommessamente, vorrei ricordare che non rientra tra le prerogative che la Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica definire la linea politica del Pd, e quindi escludo che il Quirinale abbia intenzione di partecipare al dibattito interno al nostro partito

ha dichiarato Matteo Orfini. E non è stato da meno un altro dei "giovani turchi", il responsabile Economia Stefano Fassina:

Ritengo che sarebbe un suicidio per la democrazia nominare un altro tecnico senza alcun mandato elettorale che insiste su un'agenda che ha causato problemi.

In questo modo, tra le righe, accusando anche Napolitano di aver condotto alla situazione attuale con la scelta di non andare a elezioni anticipate a novembre 2011. E un altro motivo di risentimento contro il Colle è per il mancato rispetto dei patti stipulati al momento di nominare Monti, patti che ovviamente non prevedevano la candidatura del Professore e dei tecnici.

Insomma, ci si trova davanti a uno scenario inedito, con il Pd pronto ad attaccare Napolitano e il Pdl schierato in sua difesa. È vero che alcuni big come Veltroni e D'Alema (ormai fuori dal Parlamento) gettano acqua sul fuoco, ma il no al governissimo è il punto che accomuna Bersani e Renzi.

E il segretario del Pd è pronto allo scontro vero e proprio, visto che già nei giorni scorsi ha fatto capire ai suoi di pensare già alla successione di Napolitano. D'altronde il Capo dello Stato viene eletto a Camere riunite, e il Pd ha abbastanza parlamentari per eleggerlo. Dopodiché, il successore di Re Giorgio darebbe l'incarico a Bersani o scioglierebbe le Camere appena insediato. Ovvio che questo sarebbe un grave sgarbo istituzionale nei confronti di Napolitano, che peraltro non ha intenzione di dimettersi prima del tempo, tantopiù per permettere elezioni anticipate che ha già detto di non volere, ma intanto il Pd vuole far pesare il pressing sul Capo dello Stato.

Foto © Getty Images

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