De Simone: storie di trasformismo e camorra, con arresto finale

Il Corriere del Mezzogiorno intervista gli ex colleghi di De Simone, ex consigliere comunale finito ieri agli arresti nell'ambito di un'operazione ai danni del Clan Sarno di Ponticelli, ormai distrutto da faide tra fratelli e pentitismo, come racconta Crimeblog.

I consiglieri comunali di Napoli del Pdci, Gaetano Sannino e Antonio Fellico, ricordano la storia politica del loro collega Achille De Simone, oggi arrestato. E puntano anche il dito contro la «troppa leggerezza che fu adottata allora rispetto ad una candidatura legata a puro calcolo elettoralistico». «Ricordiamo che nel giugno 2006 il consigliere era stato eletto nelle liste del Pdci, ma come candidato indipendente, non essendo mai stato iscritto al partito dei Comunisti Italiani - spiegano - Appena eletto, De Simone cambiò casacca passando con allegra disinvoltura nelle file di Forza Italia». Poi la confluenza nel gruppo misto.

In una landa dove calpestare è la norma, (Agoravox dice: Calpestare per sopravvivere. Calpestare tutto, anche la propria madre in nome dell’onore.), ecco su Onedirectory il nostro De Simone che trasforma il bianco in strumento al servizio del nero:

Aveva impedito l’apertura di uno sportello antiracket il consigliere comunale Achille De Simone, arrestato nell’operazione contro il clan Sarno. Passando da un partito all’altro, De Simone aveva messo un freno al progetto del nipote Giovanni De Stefano, consigliere a Cercola. Quest’ultimo vuol dare uno strumento a quei commercianti «annichiliti dalla presenza del fenomeno camorristico» che, nonostante «decine di processi ne abbiano dimostrato la supina succulenza», non hanno mai trovato la forza o il coraggio di denunciare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo aver percorso la strada della violenta «dissuasione», il clan dà il proprio consenso all’apertura dello sportello a condizione che vengano «segnalati» all’organizzazione camorristica i nominativi degli operatori commerciali che avrebbero denunciato o avrebbero avuto l’intenzione di farlo.


Gianfranco Fini ci volo radente a questa persona, e La Repubblica racconta come si salvò da un equivoco molto pericoloso:

Gianfranco Fini, avvertito da alcuni consiglieri napoletani di An, nella Certosa di Padula rifiutò di dargli la mano imbarazzato anche dall´aspetto grottesco di Achille De Simone, consigliere a Napoli, finito la scorsa notte in manette nel blitz contro il clan Sarno con l´accusa di violenza privata. Fini lo respinse nel 2007 mentre due anni più tardi, il 3 luglio 2009, Patrizia Ippolito, moglie del boss Vincenzo Sarno (ora collaboratore di giustizia) lo accolse nella propria casa assieme al nipote trentenne Giovanni De Stefano, politico locale che, passato da Rifondazione ad An, lavorava al progetto di aprire uno sportello antiracket

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