Intervista: Danilo Maramotti a polisblog "Il berlusconismo ci fa rimpiangere Andreotti"

maramotti polisblogDanilo Maramotti - qui trovate il suo sito - è uno di quegli autori di razza passati dal fumetto alle vignette satiriche. Si tratta di uno di quei satiri “vecchia scuola”, di quelli che basta un segno per farsi riconoscere. Ha pubblicato numerosi libri e collaborato con i giornali più importanti. Dalle riviste di fumetti ai quotidiani, come oggi da Linus all'Unità. A Polisblog racconta il suo mestiere.

Passando dai cinema di una volta dove potevi fumare, all'Uomo che Volle Farsi Re (indovinate di chi parliamo...), e naturalmente dalla redazione di Cuore - da dove è passata una generazione di disegnatori ancora oggi in prima fila.

Come sei arrivato alle vignette di satira politica?

Ci sono arrivato assolutamente per caso. Disegnavo fumetti (ciò che ho sempre voluto fare fin da bambino) e per poterci vivere mi ci dedicavo a tempo pieno. Consideravo l’esperienza di Cuore marginale al mio lavoro principale: fumetti di avventura o di costume, soprattutto per Corto Maltese e per Linus...

Danilo Maramotti a polisblog
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Sì, avevo fatto su Linus oltre alle storie di costume (dove i personaggi erano per esempio Carmen Llera, Alberoni, cose così…) delle storie sui socialisti o su Craxi, com’era inevitabile nell’attualità di tangentopoli. Ma solo con la discesa in campo di Berlusconi –nella prima storia “l’uomo che volle farsi re” che credo fosse del ’94, secondo me c’erano già in nuce tutti gli elementi di quello che sarebbe stato volenti o nolenti il nostro futuro - mi sono reso conto che il berlusconismo stava cambiando faccia al nostro paese con le ovvie derive populistiche e piduistiche, e che presto ci saremmo trovati a rimpiangerci Andreotti!

Quando chiusero Corto Maltese e Comix ho interrotto le serie di Bad Cat e di Laura Lover. Poi ho continuato a disegnare fumetti su Linus col personaggio di Rocky Rude, che aveva un taglio più legato all’attualità e adatto alla testata.

Ma davvero l’attualità premeva da tutte le parti, e la richiesta dei giornali era quella di vignette piuttosto che di storie avventurose, che nemmeno trovavo più il tempo di fare.

Non credevo di essere particolarmente portato per la vignetta quotidiana e anzi invidiavo chi era capace di sintetizzare concetti complessi in una sola gag, poi ho più o meno imparato lavorando per qualche anno sul quotidiano on line E-Day. Insomma, se provi a fare una cosa tutti i giorni, prima o poi la impari

Cosa ricordi delle redazioni di quegli anni? Che aria si respirava?

Non sono mai stato un gran frequentatore di redazioni, fisicamente a Cuore ci sarò stato un paio di volte, qualcuna di più a Linus… Se hai letto il libro “Non avrai altro Cuore all’infuori di me” (BUR – RCS 2008) ci trovi tutte le testimonianze di noi collaboratori e puoi farti un’idea esatta di quella che era l’atmosfera del tempo… certo che sembra una stagione irripetibile, ma un giorno potrebbero crearsi le condizioni per fare qualcosa di diverso e di simile (voglio dire qualcosa che abbia lo stesso impatto come fenomeno editoriale… chissà)

Hai nostalgia di quei tempi?

Sì, quando sono un po’ stufo dell’attualità (e capita, quando per giorni il fatto principale è sempre lo stesso) mi piacerebbe tornare a disegnare fumetti, storie atemporali da gestirmi come voglio senza la pressione della consegna immediata… ma considerati i tempi in cui viviamo, mi consolo pensando che almeno uno schierarsi, dare un piccolo segnale, se non altro un’indicazione di intenti, dovrebbe essere doveroso per tutti. Così cerco di darlo nella maniera in cui sono capace

Parliamo del mestiere. Come nascono le tue vignette?
Il mio lavoro parte –più che dalla lettura dei giornali, che ovviamente riportano l’attualità di ieri- dall’ascolto dei telegiornali della giornata in corso e dal ragionarci sopra. Quand’ero ragazzo, non solo nei cinema si poteva fumare, ma c’era anche il commentatore da sala. Mi spiego: siccome nei cinema più popolari si parlava, si faceva casino, c’era sempre qualcuno più spiritoso degli altri che ad alta voce commentava certe scene dei film, qualche volta in maniera davvero efficace, e demoliva il dramma sullo schermo riportandolo a conosciute dimensioni quotidiane. Ecco, cerco di guardare i tg come se fossi uno di quei commentatori… tutto qui

E il disegno?
Tecnicamente non faccio più il disegno completamente rifinito come un tempo; errori, sbavature e colore li faccio in photoshop. Però non uso il font, ma sempre un carattere scritto a mano… Il mio segno è già piuttosto controllato, trovo che il font congeli qualsiasi vignetta, allora tanto vale mettere lo stampato sotto come nelle barzellette della Settimana Enigmistica… oppure devi avere un disegno molto sporco e spontaneo che distolga l’attenzione dallo scritto. E comunque non credo che il segno abbia poi questa grande importanza nelle vignette singole, come ce l’ha nelle storie a fumetti… Come vedi tra i più bravi autori satirici, la maggioranza di loro, quelli che ti piacciono di più, disegnano “male”!

Domanda fatidica e ti lascio andare: Cos’è per te la satira?

Dopo aver assistito a tanti dibattiti sulla satira, lo stato della satira, la satira è viva, la satira è morta… mi sembra che –rinnovandosi naturalmente nelle sue forme come tutte le cose, attualizzandosi al costume corrente- assolva sempre alla stessa funzione.

Ti ricordi la famosa frase “una vignetta che vale come un editoriale”? Be’, è un po’ troppo autoreferenziale, ma in buona sostanza diciamo che è un editoriale per quelli che guardano solo le figure!

Sulla pagina scritta una vignetta fa graficamente l’effetto donna-nuda (o gatto-spiaccicato sull’autostrada): per forza ti ci cade l’occhio e devi guardare. Così la vedono anche quelli che sfogliano il giornale al tavolino del bar e non hanno pazienza o cultura per leggere le pagine politiche e si limitano alla cronaca più strillata. Se serve a veicolare sinteticamente dei concetti in maniera corretta e raggiungere la comprensione di qualcuno, ha già fatto il suo mestiere.

Dico proprio mestiere; che può essere fatto con più efficacia o meno, ma sempre più vicino all’artigianato che a “espressioni artistiche” (qualunque cosa significhi). La vignetta quotidiana poi è proprio un prodotto usa e getta; a volte quella del giorno prima, decontestualizzata dall’attualità, ti sembra già incongrua e incomprensibile!

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