Direzione Pd: Bersani "scegli" Aldo Moro non Matteo Renzi!

Oggi alla Direzione del Pd Pierluigi Bersani ha la possibilità di dimostrarsi vero leader uscendo dal refrain: “O io a Palazzo Chigi o tutti a casa” e facendo autocritica non solo sulla debacle elettorale ma soprattutto sul surplus di deputati presi grazie al Porcellum. Anche il segretario del pidì ha voluto votare con la peggior legge elettorale europea e quindi deve vergognarsi di fronte agli italiani.

Dentro il tunnel della peggior crisi del dopoguerra, questo infernale meccanismo elettorale, vera e propria truffa, attribuisce seggi non rispondenti ai voti reali espressi dagli elettori e consegna un Parlamento ingovernabile. Da qui dovrebbe ripartire Bersani, ma non lo farà perché stretto nella tenaglia delle divisioni interne e degli interessi di partito e perché, oggi, tutti i leader e tutti i partiti volano basso, in una schematizzazione e semplificazione incapaci di sciogliere il bubbone politico.

La partitocrazia ha indebolito il Paese e Grillo è il frutto dei limiti e degli errori di questi partiti. Ma l’antipolitica può rovinare l’Italia e non saranno politici “a rotazione” e dilettanti con battutine presi dalla strada a salvarla.

Non per il gusto dell’amarcord, ma per trarre lezioni dal passato ricordiamo che dopo i governi “centristi”, nella Dc e nel Psi (tanto meno nella Chiesa e nel … Pci) nessuno voleva l’intesa fra democristiani e socialisti. Il primo governo di centrosinistra fu quello di Fanfani nel 1962, con i socialisti nella maggioranza, che portò alla nazionalizzazione dell'energia elettrica e alla riforma della scuola media e delle pensioni. Dal 1963 i socialisti entrarono nei governi presieduti da Moro.

Così Moro convinse i suoi: “Le collaborazioni alle quali la Dc è stata e presumibilmente sarà chiamata in avvenire con partiti ispirati a diverse ideologie, la situazione cioè nella quale essa si è trovata e può trovarsi ancora di incontrarsi con altre forze e di concorrere con esse a realizzare un programma comune, non ha significato in passato e non significherà in avvenire che la Dc abbandoni i suoi principi ideali e si rassegnai alla loro insufficienza. Una tale integrazione del resto è sul terreno dei principi impossibile, proprio perchè si tratta di principi diversi e non conciliabili, mentre necessità e opportunità politiche possono imporre o consigliare l’incontro tra forze ispirate a diversi principi, le quali tuttavia convergano su alcune cose da fare, su alcuni obiettivi da perseguire nell’interesse della comunità”.

Moro ripeterà queste cose 15 anni dopo, portando la Dc al “Compromesso storico” di Berlinguer, con il Pci per la prima volta nella maggioranza di governo (Andreotti). Questa è la premessa politica valida ancora oggi. Gli 8 punti di Bersani sono solo l’elenco della spesa. E i sermoni isterici di Grillo solo avanspettacolo.

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