Conclave 2013, Oscar Rodriguez Maradiaga: chi è?


Tra i candidati papabili latinoamericani, in mezzo all'ascetico Bergolio e al curiale Scherer, spicca l'estroverso cardinale Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, nelle Honduras, sua città natale. Amante del volo – ha conseguito un brevetto da pilota aeronautico – e della musica – suona il pianoforte, la fisarmonica, il sassofono e la batteria, e non è insolito sentirlo cantare – prese qualche voto già nel conclave del 2005, e negli anni a seguire si è sempre battuto per una maggiore rappresentanza della Chiesa sudamericana a Roma.

Classe 1942, salesiano, laureato in filosofia e teologia morale, viene visto come un cardinale dalle aspirazioni ben chiare, anche se lui si è sempre tenuto in disparte. Recentemente, alla domanda se ci saranno o meno cordate per l'elezione del prossimo Papa ha dichiarato "Se esistono le cordate il problema è loro, noi dobbiamo rispondere al Signore". Arcivescovo dal 1993 e cardinale dal 2001 (il primo nella storia delle Honduras), vive sotto scorta per le minacce ricevute a causa delle sue battaglie contro la droga e la corruzione nel paese. Viene ritenuto un pacifista per le posizioni assunte all'indomani della guerra in Iraq del 2003, quando disse che le vere armi di distruzione di massa sono la povertà e l'ingiustizia. È stato ambasciatore del Vaticano alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario internazionale. Ha visioni generalmente progressiste ma concorda con la dottrina di Ratzinger contro l'uso del preservativo per prevenire l'Aids.

Nel 2008 pubblicò un libro-intervista in cui assunse posizioni piuttosto dure contro il Vaticano, accusandolo di non prendere decisioni collegiali nella scelta dei vescovi, e in generale di essere responsabile del calo di vocazioni e di essere troppo "romanocentrica". Dichiarò anche che occorrevano "nuove regole per governare la Chiesa", frase che venne vista come un'autocandidatura per il prossimo Conclave. Maradiaga però gettò subito acqua sul fuoco spiegando che si trattava di frasi estrapolate dal contesto e comunque risalenti a diversi anni prima. Confermò comunque le critiche alla "visione troppo europea" che ha il Vaticano nei confronti del mondo.

Alla vigilia del Conclave 2013 ha dichiarato che la nazionalità del prossimo Papa è un "falso problema", e che l'importante è che prosegua l'opera di pulizia nella Chiesa. Infatti Maradiaga è fra i cardinali che hanno chiesto di essere informati su tutti i risvolti del caso Vatileaks prima di eleggere il successore di Benedetto XVI. E sull'ipotesi di essere eletto non si tira indietro "quando il Signore manda una chiamata dà anche la Grazia per sopportarla".

Maradiaga non è stato immune alle polemiche. La prima riguarda il dialogo interreligioso: in diverse occasioni ha dichiarato che la Chiesa dà troppa attenzione all'Islam, e in altre è stato accusato di antisemitismo per alcune frasi sugli ebrei. La seconda riguarda il colpo di stato del 2009 con cui venne deposto in Honduras il presidente Zelaya: la Chiesa honduregna e lo stesso Maradiaga sono stati accusati di aver sostenuto il governo golpista e di essersi schierati contro il ritorno di Zelaya.

Foto © Getty Images

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