Bus riservati ai Palestinesi in Cisgiordania, una linea voluta dal Ministero dei Trasporti Israeliano, ma che ha il sentore d'Apartheid











Un servizio di bus dedicati ai pendolari palestinesi, ma non siamo nel Sud Africa o negli Stati Uniti degli anni '50 del secolo scorso, bensì nella Cisgiordania del 2013, dove due linee di trasporto operate dalla compagnia Afikim, uniscono il passaggio d'Eyal, nei pressi di Qalqiliya, a Tel-Aviv e ai principali centri della regione di Sharon. E neanche una Rosa Parks dei giorni nostri riuscirebbe nell'impresa di risvegliare le coscienze, perché stavolta l'isolamento messo in piedi dal Ministero dei Trasporti israeliano è totale e impedisce ai coloni di "scontrarsi" con gli scomodi vicini, diminuendo, secondo le spiegazioni ufficiali, il rischio di violenze ed attentati. E se i pullman "Palestinian only" raccolgono consensi presso lo Stato che li ha fortemente voluti, si levano molte altre voci contro questi nuovi "simboli della vergogna", che traghettano quotidianamente il loro contenuto umano riportandoci indietro di decenni e completando un quadro di segregazione che spesso rifiuta l'ingresso a determinate strade o ancora peggio. Perché anche se i cittadini palestinesi detentori di un permesso di lavoro in Israele hanno, secondo la stessa legge israeliana, il diritto di utilizzare tutti i trasporti pubblici, compresi quelli che legano, la realtà è ben diversa.

Per Jessica Montell, direttrice dell'organizzazione di difesa dei diritti dell'uomo B'Tselem, citata da Le Monde:

Si tratta semplicemente di razzismo. Un tale progetto non può essere giustificato sulla base di bisogni di sicurezza o sovrappopolazione.

Ma le giustificazioni non mancano e sono molteplici. Si va dal servizio a basso prezzo offerto per contrastare i costi elevati delle compagnie abusive, avanzata da Afikim alle note ed insondabili "ragioni di sicurezza", per non parlare degli argomenti delle autorità israeliane che rimbalzano l'accusa che evoca la creazione di un nuovo sistema di Apartheid, affermando di preoccuparsi di sollevare il quotidiano dei palestinesi riducendo cosi numerosi controlli...c'è da crederci.

Via | leparisien.fr/international

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