Repubblica accusa, Marina Berlusconi querela. Ma non ci sono prove di mafia nei capitali Fininvest



Proviamo a fare un po' il punto nell'ennesimo assalto del gruppo Espresso/Repubblica alla Fininvest, e nella susseguente - anche qui ennesima - querela della famiglia Berlusconi. Mafia o non mafia, nella sostanza Repubblica ha accusato la Fininvest di provenienza "nebulosa" di parte dei capitali costitutivi dell'azienda. E citiamo:

Gaspare Spatuzza rivela ai pubblici ministeri di Firenze che "Filippo Graviano mi parlava come se Fininvest fosse un suo investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua". È una dichiarazione che ripropone la questione mai accantonata della provenienza dei capitali che hanno favorito l'avventura imprenditoriale di Silvio Berlusconi che di suo - è noto - risorse non ne aveva a disposizione. Per sintetizzare i dubbi che ancora ci sono su quell'inizio, Repubblica ha ritenuto di citare una breve frase dal libro di Paolo Madron, Le gesta del Cavaliere, Sperling&Kupfer: "Sono [di Berlusconi] non meno dell'80 per cento delle azioni delle holding che controllano Fininvest. Sull'altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire" (pag.137).

Ora, lasciando perdere per un momento le gesta del pentito Spatuzza, le cui dichiarazioni molto tardive (perché parla solo 6 mesi dopo) sono tutte da verificare, torniamo al punto. Su quella quota del 20% evocata da Madron esiste una perizia del consulente del pool di Palermo Francesco Giuffrida, che fu poi citato per danni da Fininvest e arrivò a transare, dichiarando che "le operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al Gruppo Fininvest" (atto di transazione del 26 luglio 2007).

Su questo si basa la querela del Gruppo Fininvest, cui Repubblica risponde che:

Quel che conta non sono le parole di Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Marcello Dell'Utri, II sezione del Tribunale di Palermo, 11 dicembre 2004: "Non è stato possibile, da parte dei consulenti [del pubblico ministero e della difesa], risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all'origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. (...). La consulenza [della difesa] Iovenitti non ha fatto chiarezza e non ha contribuito a chiarire la natura di alcune operazioni finanziarie "anomale" e a evidenziare la correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del gruppo Fininvest".

Non è stato possibile, per l'appunto. E quindi rimaniamo sospesi tra zone grigie e dichiarazioni vere o presunte del banchiere Rasini ("in realtà, le città giardino di Berlusconi sono servite a qualche famiglia milanese per far rientrare le valigie di soldi depositate a suo tempo in Svizzera") che lascia presupporre chissà che ma non dice nulla di preciso.

Visto dunque che prove non ce ne sono, rimaniamo in placida attesa che prima o poi compaiano, lasciando la querelle sulle zone grigie, nere o giallognole all'autoreferenzialità della guerra Giornale/Repubblica.

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