Casini non si presenta al Consiglio nazionale Udc: è la fine per il partito?


Oggi è il "day after" per l'Udc dopo il disastroso risultato elettorale. Ma al Consiglio nazionale del partito, all'Hotel Marriott di Roma, mancherà il fondatore Pier Ferdinando Casini, che ha inviato un messaggio letto dal presidente Rocco Buttiglione:

Le ragioni della mia odierna assenza penso siano comprensibili per tutti voi. È necessario che il dibattito del Consiglio nazionale sia scevro da ogni condizionamento personale e da ogni riguardo anche nei miei confronti

Dietro la decisione di Casini c'è un duplice motivo: quello di non partecipare allo showdown tra le varie componenti del partito - che lo metterebbero sul banco degli imputati – e quello di tenersi le mani libere per quello che sarà il suo futuro politico. Un futuro in cui potrebbe non esserci più spazio per l'Udc: "È stata una storia bella ma è finita, inutile accanirsi" avrebbe detto all'indomani del misero 1,78% racimolato alle urne, e alla rielezione per il rotto della cuffia in Senato, dove era capolista in diverse regioni.

E proprio la gestione delle candidature, delle alleanze e della campagna elettorale sono i punti che i membri del partito gli imputano. Innanzitutto l'adesione entusiastica al governo tecnico, culminata nel cedere a Monti lo scettro della coalizione, sia per quanto riguarda la comunicazione che la scelta dei candidati (sotto l'esame di Enrico Bondi). Con la conseguenza che il premier ha monopolizzato la scena e ha tenuto ai margini Casini (visto come rappresentante della "vecchia politica"): Casini lo ha lasciato fare confidando nella buona riuscita di Scelta Civica, ma il risultato gli ha dato torto, la coalizione ha raggiunto per un soffio il 10%, ma la lista di Monti ha sottratto voti solo all'Udc e non agli altri partiti.

E come se non bastasse, l'Udc si è dovuta piegare anche ai diktat di Italia Futura e Montezemolo, che poi si è tenuto in disparte. E ora, a urne chiuse, le strade delle diverse anime della coalizione si stanno già separando: quelli di Scelta Civica hanno fatto sapere di non essere intenzionati a federarsi con l'Udc, e ieri Andrea Olivero ha parlato di un governo Pd-Pdl-Scelta Civica senza neanche citare il partito di Casini. Ma l'ex presidente della Camera sembra il primo a non credere più nella sua lista: a questo punto è probabile una diaspora entro il prossimo congresso, con molti dei suoi che smaniano per rientrare nel centro-destra, e altri che seguiranno Scelta Civica. Per quanto riguarda Casini – messo da parte il sogno del Quirinale ma forse non quello della presidenza del Senato – si terrà in panchina in attesa di farsi trovare pronto come "indipendente" quando ce ne sarà bisogno.

E lo stesso ha intenzione di fare Gianfranco Fini, rimasto fuori dal Parlamento. Il presidente uscente della Camera si è addirittura reso irreperibile, e ha fatto sapere ai suoi di non cercarlo per qualche tempo. Intanto la sede "pro-tempore" di Fli è già stata smobilitata a tempi di record, e sul futuro del partito sembrano esserci pochi dubbi.

Foto © Getty Images

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