Trattativa Stato-mafia: chi è Marcello Dell'Utri


Bibliofilo, appassionato di sport, grande organizzatore: queste le doti che hanno permesso a Marcello Dell'Utri, palermitano classe 1941 di avviare un sodalizio lungo quasi mezzo secolo con Silvio Berlusconi, tanto da essere ritenuto l'artefice dei successi del Cavaliere sia in campo imprenditoriale che in quello politico. Oggi è stato rinviato a giudizio per violenza o minaccia a un Corpo politico nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia: secondo i magistrati sarebbe stato lui il collegamento individuato da Cosa nostra per trattare con il mondo politico, sostituendo don Vito Ciancimino in questo incarico nel periodo a cavallo tra la prima e la seconda repubblica.

Quella sulla trattativa non è la prima inchiesta per mafia in cui è coinvolto Dell'Utri. Arrivato a Milano nel 1961 per laurearsi alla Statale, dove incontra per la prima volta Berlusconi, viaggia poi tra Roma e Palermo per dirigere società sportive, e in una di queste incontra i mafiosi Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, con cui manterrà molti contatti. Quando, nel 1974, Berlusconi lo assume come segretario alla Edilnord, Dell'Utri fa arrivare dalla Sicilia ad Arcore Vittorio Mangano con il ruolo di "stalliere": in realtà Mangano sarebbe incaricato della difesa di Berlusconi e della sua famiglia, minacciati di sequestro e ritorsioni da una parte di Cosa Nostra. Berlusconi e Dell'Utri negheranno sempre questa circostanza, ma le inchieste hanno stabilito che Dell'Utri era ben consapevole della caratura criminale di Mangano.

Negli anni '80 Dell'Utri diventa presidente di Publitalia, la concessionaria di pubblicità della Fininvest, e nel 1993 è l'eminenza grigia dietro la discesa in campo di Berlusconi: fonda i "Circoli della libertà" e organizza la poderosa macchina pubblicitaria che porta il Cavaliere a vincere le elezioni del 1994. È in questo periodo che Cosa Nostra lo contatterebbe per fare da tramite con il nuovo governo e la nuova classe politica e consegnare le richieste allo Stato per una tregua delle stragi che si sono susseguite nel biennio precedente. Intanto Dell'Utri preferisce rimanere dietro le quinte e non si candida, ma quasi subito cominciano i guai giudiziari: la prima indagine, nel 1994, è per concorso esterno in associazione mafiosa, che dopo un lungo iter giudiziario lo porta alla condanna in appello a 7 anni, annullata dalla Cassazione. Nel 1995 viene arrestato per frode fiscale, e 4 anni dopo patteggerà due anni e tre mesi.

Nel frattempo è entrato in Senato nel 1996, e ha guadagnato l'immunità parlamentare. Più volte ha ribadito di candidarsi solo per difendersi dai processi, ma alle scorse elezioni il Pdl decide di non metterlo in lista, per cui con l'insediamento delle nuove Camere Dell'Utri non avrà più l'immunità. I processi però non si fermano: viene accusato di tentata estorsione (assolto), istigazione alla calunnia (assolto), per coinvolgimento nella loggia P3 (rinviato a giudizio), corruzione (inchiesta in corso), estorsione contro Berlusconi (rinviato a giudizio), e poi la trattativa Stato-mafia. Inoltre, di recente è stato coinvolto per peculato nell'indagine su alcuni preziosi volumi spariti dalla Biblioteca Girolamini.

La bibliofilia ha portato Dell'Utri ad annunciare il ritrovamento dei diari di Mussolini, che si ritenevano scomparsi. I critici e gli storici non sono affatto concordi (tutt'altro) sull'autenticità degli scritti che Dell'Utri ha raccontato di aver ricevuto dai figli di un partigiano deceduto, ma i diari sono stati comunque pubblicati. Recentemente Dell'Utri ha anche annunciato di aver trovato un capitolo perduto di "Petrolio" di Pasolini, ma l'annuncio non ha avuto seguito.

Foto © Getty Images

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO