Napolitano nelle "nebbie". Diritti (nel tunnel) verso le urne?

Sempre al limite fra farsa e tragedia (il suicidio di David Rossi non è solo il gesto disperato di una singola persona) l’Italia resta in mezzo al pantano con la politica incapace di indicare una via d’uscita dopo il risultato “rivoluzionario” delle urne, “tempesta perfetta” per l’ingovernabilità.

Con il suo “Farò del mio meglio, ma che fatica in questa nebbia”, Giorgio Napolitano lascia poco ben sperare sullo sbocco della crisi politica, con i partiti già protesi verso nuove elezioni politiche anticipate.

Da una parte (Grillo) e dall’altra (Berlusconi) si punta al tanto peggio tanto meglio. Il leader del M5S fa il salvatore della patria ma di fatto getta benzina sul fuoco: “Se falliamo noi, rischio violenze”. Il leader del Pdl, dopo l’ultima sentenza di condanna sul caso Unipol-Bnl, torna alle minacce di popolo: “Reagiremo con tutta la forza”.

Nel mezzo, col cerino in mano, Pierluigi Bersani (sempre vincitore all’interno: primarie, parlamentarie, direzioni “bulgare” con consensi all’unanimità, ma incapace di proiettare questi passaggi in vera leadership esterna) pare rassegnato all’imminente flop, conscio che Palazzo Chigi è oramai un miraggio. Monti lavora dietro le quinte per far crescere il suo 10 per cento, con le due “zavorre” Casini&Fini, stracotti e naufraghi in alto mare.

In questo quadro (da pre-tragedia ... greca?) il Paese reale … “assiste”, forse rassegnato alla nuova chiamata alle urne, più che una salvezza, un carachiri annunciato. E la crisi va, colpisce senza argine imprese, ceti medi e lavoratori.

Dal 2007, salari giù di 600 euro l’anno, colpiti dagli effetti combinati del fisco e dell’inflazione. L’indagine di Ires-Cgil e Cer è impietosa: nel 2007-2013 i single hanno perso 500 euro l’anno, le famiglie 600 euro. Redditi, occupazione e consumi in caduta libera in 6 anni. E Susanna Camusso grida nel deserto: “Detassare una mensilità prima dell’estate. Poi riforma fiscale”.

Ma i partiti pensano ad altro: alle urne. Cioè a se stessi. Avverte Stefano Folli: “Arriva purtroppo il momento in cui la farsa volge in dramma, in cui ciò che fino al giorno prima era teatro leggero può diventare per tutti un incubo”. Già. E l’orchestra allieta i ballerini festanti sulla tolda del Titanic.

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