Intervista – Laura Aprati a polisblog “I politici non sono riusciti a liberarsi dei mafiosi”

A poche settimane dall’inizio del nuovo anno è necessario riflettere su quanto è successo nel 2009. Sulle parole chiave di un momento storico caratterizzato, non solo, dal gossip. Negli ultimi mesi si è parlato spesso di mafia. Anche se non in modo esplicito.

Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare la giornalista Laura Aprati che insieme ad Enrico Fierro ha realizzato Malitalia.

Procediamo con ordine. Quali sono gli elementi che contraddistinguono “Malitalia” dagli altri libri di denuncia?

La cifra del libro è data dal racconto della quotidianità della criminalità organizzata. Non abbiamo voluto raccontare le sentenze ma la crudezza che ogni giorno dell’anno segna alcuni territori. Raccontandoli con gli occhi di chi vive quella realtà con le difficoltà, le battaglie e le speranze.

Siamo partiti dal 1992 per dire come non solo le mafie si siano radicate ma siano oramai nei gangli vitali della nostra società e ne determinano l’andamento.

Abbiamo raccontato storie dimenticate o forse mai balzate agli onori della cronaca. Raccontiamo i cittadini e non i boss.

Nelle ultime settimane si parla molto di Nicola Cosentino. E dei suoi possibili collegamenti con il clan dei casalesi. Secondo lei la presenza di indagati in politica ha rotto un tabù sociale approvando implicitamente il crimine?

Tenuto conto che bisogna aspettare il giudizio del giudice, candidature “sospette” di collusioni con le mafie dovrebbero allarmare perché vuol dire che è stato fatto un ulteriore passo dalla criminalità organizzata.

Una volta era la politica ad utilizzare le mafie, ora sono loro che usano la politica per “ottimizzare” i propri affari. Se pensiamo ancora che la mafia sia un problema di tre regioni italiane e che il mafioso sia un personaggio tra il folkloristico e l’eroico vuol dire che non vogliamo vedere la realtà che ci circonda. Da Nord a Sud. Forse ci fa comodo così.

Esiste secondo lei un rapporto tra la Mafia e la classe politica italiana? Se sì può spiegarcelo meglio?

Del rapporto tra le mafie e la politica si parla da anni. Vorrei ricordare Francesco Rosi e “Le Mani sulla Città”, una specie di anticipazione delle collusioni o compiacenze, come le chiama don Luigi Ciotti, che oggi viviamo a tutti i livelli.

Dacia Maraini, nel nostro documentario, dice che i politici hanno pensato che i politici hanno pensato che potevano usare i mafiosi per avere i voti e poi se ne sarebbero liberati. Ma loro hanno presentato il conto.

Diciamo che oggi gran parte degli uomini politici, di ogni colore, farebbe qualsiasi cosa per rimanere al potere (di un piccolo comune, di una regione, di una metropoli). Le mafie sono state sottovalutate.

Quindi il rapporto esiste tra mafia e politica (basta vedere cosa è successo con l’omicidio Fortugno) come esiste quello tra mafia e chiesa perché come dice don Luigi Ciotti “com’è possibile che al matrimonio di Totò Riina ci fossero tre preti?”

In Malitalia lei parla anche delle vittime. Cosa pensa della proposta di un sindaco leghista di togliere la targa che nel proprio comune era stata esposta per commemorare Peppino Impastato?

Togliere la targa di Peppino Impastato è il tentativo di oscurare la memoria. Solo la memoria e la parola ci possono aiutare a battere il crimine. Parlarne ogni giorno, ricordare chi è stato ucciso ci permette di guardare con occhi diversi la realtà. Altrimenti tutto si confonde, si mescola e si potrebbe persino provare pietà per i figli dei boss. O per le loro donne.

Lei lavora anche per la televisione. Crede che lo stretto legame che c’è tra il mezzo e la politica costringa i giornalisti a fare le proprie denuncie attraverso altri media?

Oggi è difficile parlare di mafia forse più di prima perché non c’è più il grande omicidio. O la grande strage. Vorrei fare una riflessione. Se il giudice Falcone non fosse “saltato” in aria in modo così eclatante, si sarebbe ancora parlato di lui?
È colpa di un’assuefazione alla malavita. Si scrive solo per il grande arresto o per la morte di un boss.
Ma quanto si è parlato del fatto che il determinato boss fosse stato arrestato in un ospedale pubblico in cui era entrato tranquillamente pur essendo un latitante?

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO