Movimento 5 Stelle: le speranze di Bersani e i timori di Beppe Grillo

Movimento Cinque Stelle
Nel Movimento 5 Stelle ci sarebbero una dozzina di deputati più che interessati alla proposta di Pierluigi Bersani. Almeno questo è quello che scrive Repubblica (qui l'articolo in pdf). Deputati non troppo intenzionati a dare retta a Beppe Grillo e al suo no assoluto a ogni tipo di referendum per decidere se appoggiare o meno il Pd.

Il leader Pd è sicuro che dentro il Movimento 5 Stelle si stia aprendo un confronto vero. Che può provocare qualche ripercussione. (...) I contatti avrebbero incoraggiato l'azione bersaniana trovando la sponda di una dozzina di neoeletti. Per incoraggiare l'opera di persuasione, da qui al 21 marzo Bersani illustrerà ogni due giorni una delle otto proposte. Un modo per dimostrare che le sue intenzioni sono effettive.



Ma dentro al Pd i malumori crescono: qualche sponda nell'M5S ci sarà anche stata, ma non è sufficiente per continuare a percorrere una strada che difficilmente troverà dei veri sbocchi. I dalemiani, i veltroniani, i renziani e anche i giovani turchi: nelle correnti del Pd troppi - anche tra i fedeli del segretario - sono stanchi di questo inseguimento che potrebbe essere nocivo in vista di un ritorno al voto in cui l'alleanza con Monti sarebbe la strada maestra.

Ma il segretario le vuole tentare tutte. Perché questa è la sua unica chance, dopo aver chiuso a ogni ipotesi di governissimo con il Pdl. O Bersani diventerà premier dopo aver trovato qualche accordo con il Movimento 5 Stelle o non sarà lui il prossimo presidente del Consiglio.

E il pressing di Bersani in qualche modo intimorisce Beppe Grillo. Ufficialmente non c'è nessuna spaccatura nell'M5S, lo ha ribadito il capogruppo Vito Crimi anche ieri, negando che ci fosse bisogno di indire il famoso referendum. E però, qualche contromisura per evitare che deputati a Cinque Stelle decidano diversamente da quanto dettato dal capo è meglio prenderla. O almeno così riporta il Messaggero (qui l'articolo in pdf), secondo cui le espulsioni non verranno più dall'alto, da Grillo in persona, per evitare che le critiche di mancanza di democrazia si facciano ancora più pressanti, e nemmeno direttamente dalla rete, per evitare infiltrati e troll.

Una delle proposte è che a decidere in caso di conclamato dissenso saranno in futuro gli stessi parlamentari. La formula resterebbe la stessa, la richiesta di "astenersi per il futuro a qualificare la loro azione" con quella del moVimento. Restano da stabilire quali saranno le motivazioni tali da giustificare un'eventuale radiazione.

In verità una cosa molto simile c'è già nel "codice dei parlamentari a Cinque Stelle", che dice tra le altre cose:

I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.

L'unica differenza è che quindi si cercherebbe di evitare la decisione online, lasciando il destino dei parlamentari nelle mani dei parlamentari stessi. Il rovescio della medaglia è il clima di sospetto che si verrà a creare. Ed è proprio su questo che Grillo e Casaleggio puntano: difficile pensare che qualche deputato si farà facilmente avvicinare da quelli del Pd - anche solo per discutere - se poi il rischio è di vedersi additato dai colleghi di partito nel corso delle riunioni, fino a rischiare l'espulsione. Un clima un po' da DDR, ma per tenere salde le fila dell'M5S e evitare compromessi di ogni sorta, Grillo è disposto a tutto.

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