Roberto Maroni e i filtri per censurare internet: pericolo scampato?

censura maroni filtri internetLunedì sembrava che stessimo per affiancarci alla Cina, per quanto riguarda la censura sul web. Roberto Maroni, ministro dell'Interno, invocava leggi speciali e misure repressive contro i "siti che incitavano all'odio". Si parlava anche di "filtrare" gli indirizzi, impedire di visitare alcuni siti. Tralasciando la difficoltà di arrivare a una definizione univoca di cosa inciti all'odio o meno, cosa possa essere ritenuto reato e cosa no, era una proposta da brividi. Censura allo stato puro. Censura di Stato.

Fortunatamente - per ora... - la proposta di Maroni è caduta nel nulla. Ma se volete vedere una democrazia moderna, dove questi sistemi esistono e sono in fase di test, potreste fare un salto in Australia. Una serie di siti - decisi dal governo - finiscono in una black list dei provider, e non puoi vederli (in realtà, puoi, ma non è una procedura semplice, alla portata dell'utente medio): c'è un articolo piuttosto tecnico ma molto interessante a riguardo su downloadblog.

Stefano Rodotà, giurista ed ex Garante per la Privacy, aveva però spiegato bene la situazione, per quanto riguarda le libertà e i reati digitali...

Vi è una vecchia formula che ben conoscono coloro i quali si occupano seriamente di Internet: quel che è illegale offline, è illegale anche online. Tradotto nel linguaggio corrente, questo vuol dire che Internet non è uno spazio privo di regole, un far west dove tutto è possibile, ma che ad esso si applicano le norme che regolano la libertà di espressione.
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