Elezioni 2013: quando si può tornare a votare?


Anche se nelle prossime settimane assisteremo ai tentativi di prassi di formare un nuovo governo, l'ipotesi di nuove elezioni nel corso dell'anno, o addirittura dei prossimi mesi, sembra prendere sempre più forma. Anche perché si tratta di un'opzione che sembra stare bene a tutti: al Pdl che punta a una rimonta (e a rieleggere Berlusconi prima di un'eventuale condanna definitiva che lo renderebbe incandidabile), a Monti che ne ha parlato apertamente, al Movimento 5 Stelle che è convinto di migliorare il suo risultato (e i sondaggi gli danno ragione), e in fin dei conti anche il Pd comincia a pensarci seriamente, se il tentativo di governo con i grillini dovesse fallire. Ma quando si potrà tornare a votare?

Nelle ore immediatamente successive al voto del 24 e 25 febbraio, in molti parlavano di nuove elezioni subito, dimenticandosi però che Napolitano è nel semestre bianco, e non può sciogliere il nuovo Parlamento, quindi bisogna aspettare il suo successore. Allo stesso modo chi oggi già parla di elezioni a giugno non fa i conti con tutte le scadenze e gli impegni istituzionali. Intanto le nuove elezioni le può indire solo il nuovo Capo dello Stato: il mandato di Napolitano scade il 15 maggio, e per legge il 15 aprile verranno convocate le Camere in seduta comune per iniziare le votazioni. Ammettiamo l'ipotesi di un'elezione-lampo, e che il 15 sera si conosca già il successore di Napolitano: ci sono comunque degli adempimenti di legge, tra cui il passaggio di consegne, che deve essere stabilito. Tecnicamente il nuovo Presidente dovrebbe entrare in carica dal 15 maggio, ma è molto probabile (ed è anche consuetudine recente) che Napolitano anticipi i tempi e ceda il Quirinale al suo successore il prima possibile. Siamo comunque nella seconda metà di aprile.

Come ricorda oggi il Corriere, il nuovo Capo dello Stato non potrà sciogliere le Camere prima di un giro di consultazioni, per cortesia istituzionale, e verificare se le elezioni sono davvero l'unica possibilità. Solo a questo punto – e nella migliore delle ipotesi siamo alla fine di aprile – potrà sciogliere le Camere. La Costituzione stabilisce che si debba votare non prima di 45 giorni e non dopo 70 dallo scioglimento, e si arriva quindi tra la metà di giugno e la metà di aprile. Realisticamente, le uniche date fattibili sono il 16 o il 23 giugno, dopo le quali si va a finire nell'estate avanzata, quando l'affluenza cala sensibilmente ed è altamente sconsigliato, oltre che improbabile, indire elezioni.

Ma, come si vede, le scadenze sono troppo ravvicinate, e solo un'elezione-lampo e un insediamento-lampo per il nuovo Presidente renderebbe possibile questo scenario. Ed è tutt'altro che scontato che il successore di Napolitano venga eletto così rapidamente, nel 2006 ci sono voluti 4 giorni. Ciampi nel 1999 venne eletto al primo scrutinio, ma è stata una felice eccezione.

E se Napolitano si dimettesse prima? È stata avanzata anche questa ipotesi, ma l'attuale Capo dello Stato ha intenzione di avviare le consultazioni, il 19 marzo. A quel punto, solo dopo aver constatato l'impossibilità di formare un governo, potrebbe decidere di dimettersi: ma, ammesso che voglia davvero farlo – e le intenzioni non sembrano quelle – si risparmierebbero solo pochi giorni rispetto al quel 15 aprile in cui dovrebbero cominciare le votazioni secondo la scadenza naturale, quindi non sarebbe neanche quella una soluzione sicura. A quel punto si potrebbe tornare a votare solo all'inizio dell'autunno, dopo un governo "balneare".

Foto © Getty Images

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