Beppe Grillo: la villa al mare e le spiagge (semi) libere

«Non mi rovinate la duna» strillava qualche giorno fa Beppe Grillo durante una passeggiata sulla spiaggia di Marina di Bibbona, accompagnato dall’amico scrittore Stefano Benni. Il leader del Movimento 5 Stelle si rivolgeva ai fotografi e ai giornalisti che lo stavano circondando: «Grillo, per favore, solo qualche domanda». Niente da fare, silenzio. E se tutti quelli che hanno visto le immagini hanno potuto notare la maschera da Uomo Ragno che copriva il volto del comico, non pochi, in questi giorni sulla rete, si sono posti anche qualche domanda su quella villa così insolitamente vicina al mare.

«Sarà un abuso edilizio?» «Sarà tutto a posto?», sono le domande che si è posto il "popolo del web", sì proprio quello di cui Grillo si fa alfiere, ma che qualche volta ti si può ritorcere contro. Ebbene, i malpensanti possono mettersi il cuore in pace: la «casa rosada» che il comico possiede a Marina di Bibbona, a pochi metri dalla battigia, è in regola.

E’ semmai la frase «non mi rovinate la duna» a stonare, con quel «mi» che sa di un senso di proprietà che si allarga oltre i confini del buon
senso: proprio come la recinzione della villa che avanza verso il mare grazie a una concessione sul demanio pubblico.

Il rapporto di Beppe Grillo e «villa corallina», ventuno stanze con tanto di piscina esterna e uno spazio verde di quasi 5700 metri quadri, inizia il 18 luglio 2001, quando il comico la acquista quale unico proprietario in regime di separazione dei beni. La struttura appare oggi diversa da come emerge dalle vecchie mappe catastali, ma i disegni spesso risultano non aggiornati da decenni, mentre i documenti allegati, che al contrario sono sempre tenuti al passo, spiegano che il 13 luglio 2001, cinque giorni prima del rogito, le tre precedenti proprietarie depositarono in atti una variazione toponomastica: si tratta, in parole povere, di un procedimento che serve ad aggiornare il catasto, quando questo non risponde più alla realtà dei fatti. Non è un condono, è un modo per correggere il mancato aggiornamento dei documenti.

Beppe Grillo: la villa a Marina di Bibbona

La moglie Parvin Tadjik, nei primi mesi dopo l’acquisto, andava e veniva da Marina di Bibbona assieme a un architetto di fiducia, come raccontano al bar Pieffe, dove i due facevano tappa fissa per il caffè. La spiaggia bibbonese non è tra le più belle di Toscana, né il mare è particolarmente
attraente. Ma quello che offre rispetto ad altri luoghi è una lunghissima spiaggia libera che si estende per cinque chilometri fino a Marina di Cecina, con lunghi tratti in cui si può avere la rara fortuna di non incontrare nessuno. Un vero paradiso per chi è in cerca di privacy. Così, il grande terreno attorno alla villa, immerso in una fitta pineta che rende impossibile intravedere la struttura dalla strada, viene presto recintato.

Ma, forse per meglio proteggersi da occhi indiscreti, Grillo e famiglia pensano che la villa meriti qualche metro di respiro in più. Dalle carte catastali emerge infatti che tra la villa e il confine che dà sulla spiaggia ci siano al massimo una decina di metri di distanza. Il recinto, tuttavia, risulta distante dall’edificio una trentina di metri. Com’è possibile? All’Ufficio Edilizia Privata del Comune di Bibbona srotolano un’enorme mappa a colori che indica gli spazi di demanio di Stato dato in concessione. E tra i tanti rettangoli disegnati in grigio sulla spiaggia, ce n’è anche uno in corrispondenza della villa di Beppe Grillo (a differenza degli altri questo rettangolino non è al centro della battigia, come per gli stabilimenti balneari, ma è più arretrato e confina con il terreno di proprietà del comico).

Beppe Grillo: Bibbona

Per ragioni di privacy, il Comune non fornisce il nome della persona fisica o della società cui la concessione è stata accordata, né quali siano i relativi termini economici. Fatto sta che quella concessione, ottenuta su una spiaggia di tutti, consente alla villa di Grillo di avere un po’ di spazio in più, con tanto di terrapieno creato un paio di metri davanti alla recinzione per pareggiare il terreno.

Anche in questo caso, tutto in regola. La stessa recinzione non impedisce il passaggio nello spazio di cinque metri dalla battigia, come prescritto dalle norme. Qui siamo almeno a venticinque. Resta tuttavia un dubbio ed è lo stesso Grillo ad alimentarlo; sono note a tutti le sue battaglie per i Beni Comuni non privatizzabili, a partire dall’acqua per arrivare fino alle spiagge: in un post pubblicato sul suo blog l’8 luglio 2009, il comico tuonava contro le «spiagge semi-libere»: «Ormai sono spiagge piene di roba – scriveva – Piene di sdraio, piene di ombrelloni, piene di bambini. Piene di venditori, marocchini, senegalesi. Piene di chiunque». Piene anche di parchi privati, si potrebbe ormai dire. Oltretutto, mentre uno stabilimento balneare privato offre un servizio al pubblico, il giardino di una villa è a beneficio solo del proprietario e dei suoi ospiti.

Quanto alla spiaggia, non serve un esperto per capire che una concessione non se la può permettere chiunque. Così, un uomo ricco (che ancora nel 2009 se la prendeva contro la Legge Cappellacci «che ha dato 40.000 ettari di spiagge pubbliche ai privati in concessione per sei anni») può godersi un pezzo della spiaggia di tutti. Lui se lo può permettere. Ma poi sale sul palco e arringa la folla contro chi vuole privatizzare tutto quel che è nostro, persino l’aria che respiriamo. Beppe Grillo aveva ragione quando, con quel post, ci svelava che «noi siamo un Paese semi-libero. Come le nostre spiagge».

Giulio Gori


    Ho riflettuto a lungo sull'opportunità di pubblicare questo pezzo. Non perché sia un brutto pezzo, o perché contenga inesattezze. Anzi: è un pezzo onesto, caratteristica che ritengo fondamentale e imprescindibile per il buon giornalismo. La mia perplessità nasceva perché dopo il presunto "scoop" dell'Espresso, che mi è sembrato un vero e proprio buco nell'acqua, colmo di insinuazioni e di inesattezze, non volevo in alcun modo che Polisblog potesse essere accomunato a quei "tutti uguali" che titolano sbagliando una traduzione dal tedesco, o che parlano di "marcia su Roma", o che confondono una "sociedad anonima" con uno "schermo giuridico". So bene che in ogni caso in molti interpreteranno questo pezzo come un attacco gratuito, senza considerare il fatto che un politico – soprattutto uno che si propone nel ruolo del moralizzatore – debba abituarsi a essere "scandagliato" in tutte le sue manifestazioni pubbliche. In molti lo interpreteranno così senza nemmeno leggerlo (è la dura legge del web). Pazienza: non posso e non voglio che Polisblog, così come tutta Blogo, ceda alla tentazione di autocensurarsi pur di non essere confuso con gli altri. Parlano i fatti. E il fatto stesso che io mi sia sentito in dovere di far precedere lo scritto di Giulio Gori da questa premessa la dice lunga sui tempi difficili che stiamo vivendo.
    Alberto Puliafito
    Direttore responsabile di Blogo.it
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