Obama: "Storico accordo sul clima". Ma Greenpeace parla di fiasco totale



Ieri vi avevamo anticipato il raggiungimento di un accordo "mutilato" alla conferenza sul clima di Copenaghen, oggi possiamo darvene la conferma. L'arrivo di Obama ha consentito la firma del trattato, ma quella che ci rimane è la sensazione di un contratto monco, stipulato giusto per non uscire dalla convention a mani completamente vuote.

In pratica non si è riusciti a mettere nero su bianco un impegno numerico dei paesi per la riduzione dei gas serra, vera chiave della questione. La decisione a riguardo, sempre con tempo limite il 2020, è stata rimandata all'anno prossimo. Il solo risultato raggiunto dall'assemblea sono i 30 miliardi di dollari di aiuto ai paesi poveri da erogarsi entro il 2012. La cifra prevista inizialmente è stata dunque triplicata, e gli Usa contribuiranno al fondo nella misura di 3,6 miliardi.

Obama ha parlato trionfalmente di «Storico accordo», ponendo enfasi sull'adesione di Cina, India, Brasile e Sudafrica; ma come dicevamo la realtà è che il solo accordo raggiunto prevede l'emissione della cifra di cui sopra per dotare i paesi poveri di "tecnologie verdi". L'ottimismo di maniera del leader Usa si esplica anche nella dichiarazione successiva, un po' meno enfatica: «Non è sufficiente per combattere il cambiamento climatico, ma si tratta di un importante primo passo. Nessuna nazione è interamente soddisfatta con tutte le parti dell'accordo. Ma questo è un significativo e storico passo avanti, è una base sulla quale costruire ulteriori progressi».

Più concreto e serio Sarkozy, che ha dichiarato «La mancanza di numeri sui gas serra è un fallimento. Questo vertice ha dimostrato il limiti del sistema Onu, pari a quelli di una bolla di sapone». L'epitaffio conclusivo viene invece da Greenpeace che non a torto parla di fiasco totale.

Appuntamento al 2010.

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