Pierluigi Bersani a ... "secco"

A questo punto, le chances dell’ipotizzato governo Bersani sono ridotte al lumicino e sono un miracolo può ridestarle. Beppe Grillo, costi quel che costi, non ha nessuna intenzione di mediare con nessuno e su niente, tanto meno col Pd e con il suo segretario, regolarmente preso a pesci in faccia. Il “tanto peggio tanto meglio” è l’unica strategia del M5S e da questa posizione di assoluta intransigenza non si schioda.

Torna allora di attualità la politica come arte del possibile, cercando quel compromesso fra diversi – indigeribile per i soliti puristi – ma via obbligata quando si vuole evitare il caos.

Ecco perché va rivalutato l’intervento di Massimo D’Alema nell’ultima Direzione del pidì: “Vogliamo liberarci dalla malattia psicologica dell'inciucio?”. E l’ex premier citava Gramsci che tacciava di «subalternità culturale» una classe politica incapace di compromessi. “Se c'è cosa sicura sulla Seconda Repubblica - chiosava D'Alema - è che non è mai stato fatto un accordo né segreto né pubblico e infatti non si sono risolti molti problemi”. Già.

Allora Bersani non può impiccarsi con le proprie mani giocandosi tutto sul M5S, certo che se non dirà sì al suo governo, “dovrà rispondere agli elettori”. Bersani non è politicamente un ingenuo e se non gioca la carta di un piano B (almeno tentare un accordo col Pdl per l’elezione dei vertici di Camera e Senato) significa che punta dritto al ritorno immediato alle urne. Con la stessa legge elettorale del Porcellum, con il Paese sempre più deluso e disorientato, “preda” da una parte di Grillo e dall’altra di Berlusconi?

Ancora una mossa e Bersani non avrà più carte da giocare. Se il Pd dovesse presentarsi alle urne con questa leadership verrebbe travolto. Grillo (e Berlusconi) ne farebbero un sol boccone. Per chi suona la campana?

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