Diffuso un dossier sulle spese del Pd: è stato Renzi?

La pubblicazione del dossier ha creato un prevedibile scompiglio tra le fila del partito


Poche ore dopo che Matteo Renzi aveva lanciato la proposta di rinunciare al finanziamento pubblico dei partiti, un dossier con un rendiconto puntuale di tutte le spese del partito è diventato di dominio pubblico, grazie a Dagospia. E il sospetto, avanzato fra le righe anche dal sito di gossip, è che dietro questa fuga di notizie ci sia proprio il sindaco di Firenze, intenzionato a smantellare il Pd nella sua forma attuale, con le buone o con le cattive. Un dossier nato proprio per dimostrare che il partito potrebbe sopravvivere anche senza finanziamenti, a patto ovviamente di eliminare gli "sprechi".

Ma cosa c'è scritto in questo dossier? Gli stipendi di tutti i dipendenti del partito, a partire dallo staff del segretario fino a YouDem tv, 180 in tutto, comprensivo anche delle tipologie di contratto. E, se è vero che i parlamentari prestano servizio gratuito al partito, è anche vero che molte cifre pagate dal Pd sembrano piuttosto alte: tra le altre ha fatto discutere quella percepita da Chiara Geloni, direttrice di YouDem e bersaniana di ferro, che guadagna 6000 euro netti al mese. Oggi su Repubblica la Geloni si è difesa dicendo di aver rinunciato a un contratto a tempo indeterminato.

La pubblicazione del dossier ha creato un prevedibile scompiglio tra le fila del partito, impegnato nella difficile opera di formazione di una maggioranza credibile. Il tesoriere democratico, Antonio Misiani, sostiene che il dossier sia "una patacca" e contenga informazioni errate, ma si dice pronto a sporgere querela contro ignoti. Stessa posizione di Rosy Bindi: il dossier le addebita tre segretarie assunte a tempo indeterminato e con stipendi tra i 1600 e i 1900 euro, ma lei sostiene:

Nessuno dei miei collaboratori, compresa la portavoce, è mai stato dipendente del Pd o di altri partiti. Ho sempre provveduto con le mie indennità e alcuni hanno fatto parte degli staff previsti dagli incarichi istituzionali

Reazione stizzita anche quella di Matteo Orfini, cui il dossier addebita uno stipendio di 3500 euro al mese e due segretarie con stipendi tra i 1500 e i 1800 euro. Lui dice di percepire "solo" 3300 euro e di andare al lavoro con la metro B1.

Ma ovviamente la questione che tiene banco è un'altra: è stato Matteo Renzi a diffondere il dossier? La coincidenza di date è quantomeno sospetta, ma il sindaco di Firenze nega anche se ammette di essere venuto in possesso già in passato del dossier. Un dossier che è già stato ribattezzato Pd-leaks e che, secondo la ricostruzione di Repubblica, esiste da almeno 5 mesi (quindi dalla campagna elettorale per le primarie, aggiungiamo noi). E Renzi infatti si difende dicendo "Se il dossier è mio, avrei potuto pubblicarlo a ottobre". Ma intanto nel Pd la tensione è altissima e il caso avrà conseguenze.

Un primo segnale indicativo arriva da Twitter, dove oggi la Geloni si è scontrata con la collega di partito, la "franceschiniana" Pina Picierno che chiedeva un "partito come una casa di vetro"




Foto © Getty Images

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