Francesco, il papa che si inchina al popolo e chiede la benedizione

Preghiere semplici e gesti simbolici sono stati i primi atti compiuti da papa Francesco, il cardinale latinoamericano Jorge Bergoglio. Non sappiamo come sarà il suo pontificato. Sappiamo, però, che è già un leader per quello che riguarda la comunicazione.

Papa Francesco si inchina al popolo di Dio

Papa Francesco nel salutare il popolo riunito in piazza San Pietro e, con esso, il mondo, ha stravolto tutti i rituali possibili e immaginabili, a cominciare dalla scelta di un nome che non figurava nell'elenco dei pontefici fino a oggi. Se il primo a rompere la tradizione e rivolgere parole di saluto ai fedeli è stato papa Giovanni Paolo II (si dice che anche papa Giovanni Paolo I avrebbe voluto salutare, ma gli fu impedito) è certo che papa Francesco ha fatto qualcosa di completamente nuovo.

Prima di tutto ha pronunciato dalla Loggia Vaticana delle preghiere semplici, alla portata di tutti: il Padre nostro, l’unica preghiera insegnata da Gesù; l’Ave Maria, la preghiera che scorre sulle labbra di tutti i cattolici della terra, a partire dai più semplici; la dossologia del Gloria al Padre. E queste preghiere sono state fatte per il vescovo emerito di Roma, papa Benedetto XVI. Solitamente dalla Loggia Vaticana si ascoltano orazioni in latino, auliche, distanti dalle persone: papa Francesco, invece, ha pregato con le parole che le persone pronunciano di ogni giorno.

Del resto un papa che assume il nome di Francesco, il santo forse più popolare della storia, non poteva fare diversamente. Francesco, il patrono d’Italia, ha scritto quel testo splendido e poetico che va sotto il nome di Cantico delle Creature e stasera, dalla Loggia centrale, sembrava quasi udire le creature, tutte, che recitavano insieme parole semplici.

Ma c’è stato un altro gesto che ha fatto la storia, non crediamo di esagerare nell’affermarlo, e che potrebbe offrire delle indicazioni su quello che sarà il pontificato del settanteseienne Francesco. Il Romano Pontefice ha chiesto alle persone riunite in piazza San Pietro di implorare su di lui la benedizione di Dio. E, in un momento di silenzio che ha avuto dell’incredibile in una realtà comunicativa fatta di mille parole, si è inchinato. A Dio, senza dubbio. Ma anche alle persone che gli erano dinanzi. Questo gesto papa Francesco l’ha compiuto prima di impartire la sua benedizione (per usare un linguaggio curiale: la Benedizione Apostolica, Propiziatrice dei Celesti Favori): anche lui, il papa, dev’essere benedetto. È, forse, il commento più bello che un pontefice potesse fare al Concilio, soprattutto a quel documento che è la Lumen Gentium nella quale leggiamo che l’unico capo della chiesa è Cristo, non altri. Nemmeno il papa.

Un papa gesuita. Un papa che viene dalla fine del mondo, per usare le sue parole. Non sappiamo cosa farà e come svolgerà il suo ministero petrino. Quel che sappiamo, per ora, è che papa Francesco è un pontefice che si inchina davanti al popolo di Dio e, insieme al popolo, chiede la benedizione celeste.

Foto | Getty

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