Intervista, Francesco Zanardi a Polisblog: "Io e Manuel gay in sciopero della fame"

intervista incorvaia zanardiNe ha parlato diverse volte Queerblog. Francesco Zanardi, 39 anni, omosessuale, un'aggressione omofoba quasi letale subita a Mykonos l'estate scorsa, racconta così l'inizio della battaglia per i diritti civili che sta combattendo dal 4 gennaio scorso assieme a Manuel Incorvaia, 22 anni, il suo compagno.

“Il secondo giorno di sciopero della fame ero molto stressato. Siamo rientrati a Savona alle 3 di notte dalla conferenza stampa di Roma. Ero digiuno, stanco. Non mi sono sentito bene e sono finito in ospedale”

I due ragazzi si amano da un paio d'anni e convivono nel capoluogo ligure da oltre uno. Francesco è un tecnico informatico, Manuel lavorava in un supermercato di Savona ma al momento è disoccupato. Il 3 dicembre scorso Francesco e Manuel inviarono una lettera a tutti i parlamentari, chiedendo la calendarizzazione di almeno uno dei progetti di legge sulle unioni civili che giacciono in Parlamento, ma “non abbiamo avuto alcuna risposta”, spiega Francesco a Polisblog.it...

Da lì l'esasperazione crescente e poi l'idea di iniziare uno sciopero della fame annunciato a Roma il 4 gennaio scorso appunto.

“In quell'occasione venne poca gente. Ci fu poca visibilità. Le piccole associazioni si danno da fare – denuncia Francesco – ma non posso dire lo stesso delle grandi”


Poi l'attacco diretto ad Arcigay:

“Non puoi capire quante ce ne dicono su Facebook. Ci stanno boicottando con tutti i mezzi”

Il tema delle unioni di fatto non è al centro dell'agenda politica di queste settimane, ma il muro di silenzio è stato infranto da un accorato appello dell'Unità di ieri, firmato dalla deputata Pd Paola Concia, figura simbolo delle rivendicazioni Glbtq e promotrice di tre dei testi di legge sulle coppie di fatto.

Francesco preferisce parlare la mattina, perché
“il pomeriggio mi sento più debole e mi si offusca la mente. Facciamo questa battaglia di civiltà che riguarda tutti gli italiani, ma subiamo una forte censura. Chiediamo diritti che ovunque in Europa sono riconosciuti – aggiunge – e infatti dall'estero i media stanno mostrando forte interesse per la nostra vicenda. In Italia purtroppo non è così. L'Italia e la Grecia sono il fanalino di coda sul fronte dei diritti degli omosessuali”

L'onda mediatica comunque sta montando, sostenuta dal passaparola su Facebook e da una web tv che trasmette in streaming dalla casa dei due ragazzi. Francesco ricorda che ieri sera c'è stato un “picchetto circolare” a Montecitorio e che l'iniziativa si è allargata in un batter d'occhio a molte piazze italiane.

“Io e Manuel ci siamo conosciuti a Savona. A me è toccato di essere abbandonato alla nascita. Ora ho un padre adottivo che però non si occupa affatto di me. Lui ha un padre che non ha mai visto e una madre che non poteva badare alla sua crescita. A un certo punto Manuel è scappato per due anni a Milano, quindi è rientrato. Adesso abbiamo bisogno l'uno dell'altro, e abbiamo bisogno di un riconoscimento dei nostri diritti di coppia”

Il 15 settembre l'aggressione subita in Grecia, all'uscita da una discoteca, ha dolorosamente acuito il senso di ingiustizia avvertito dai due ragazzi. Francesco lo rammenta:

“Quella sera avevamo conosciuto due coppie etero. Noi avevamo lo scooter in affitto e io suggerii a Manuel di non aggravare il suo mal di gola e di andare in auto con i nostri amici, tanto dovevamo raggiungere lo stesso albergo. Poi mi allontanai per prendere la moto e venni aggredito a calci e pugni in mezzo alla strada. Ebbi un'emorragia interna e mi salvai per miracolo. In ospedale, a parte il dolore, pensavo a Manuel: se fosse tornato a Savona da solo, non avrebbe avuto niente e nessuno. Non sarebbe nemmeno potuto entrare in casa”

Francesco e Manuel sono stanchi di vivere senza diritti. E hanno preso la situazione di petto: già a ottobre avevano provocatoriamente presentato i documenti per le pubblicazioni di matrimonio al Comune di Savona. Ora stanno cercando di sensibilizzare persino il Parlamento europeo. Mentre parla con Polisblog.it in diretta streaming, Francesco mostra in volto i segni del digiuno e del malessere, poi gira la webcam e inquadra Manuel spossato sul divano del soggiorno:

“Non molleremo, non è una una battaglia partitica, ma di civiltà e di libertà".
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