Chi sono i desaparecidos, le vittime della dittatura argentina

Nel 1976, in seguito a un colpo di stato, prende il potere il comandante dell'esercito argentino Jorge Videla: sospesa la costituzione, le libertà civili e sindacali. Oltre 30mila persone scompaiono nel nulla. Sono i "desaparecidos".

Nel 1976, in seguito a un colpo di stato, prende il potere il comandante dell'esercito argentino Jorge Videla: sospesa la costituzione, le libertà civili e sindacali, oltre 30mila persone scompaiono nel nulla. Sono i "desaparecidos".

La repressione colpisce per prime le organizzazioni di sinistra: radicali, i militanti del movimento Montonero, i peronisti, i guerriglieri trozkisti, gli appartenenti all'Erp e a tutti i movimenti studenteschi, sindacali e politici non allineati con il regime. I ragazzi vengono arrestati, torturati, a volte rilasciati alle famiglie ma nella maggior parte dei casi segretamente uccisi senza lasciare tracce.

Alle madri che si recano al ministero dell'Interno per chiedere notizie non viene detto nulla, i loro figli non compaiono su nessun registro: sono "desaparecidos". La scusa che la polizia ripropone alle famiglie è sempre la stessa: "Saranno scappati di casa", ma nessuno ci crede, tutti sanno che è in atto una repressione politica e che quei ragazzi, se ancora in vita, sono prigionieri del regime.

La repressione continua a peggiorare e a colpire non più solo attivisti politici o dissidenti dichiarati, ma anche chiunque avesse in modo più o meno diretto simpatizzato per le organizzazioni non accettate dal regime di Videla e dei suoi successori. L'uso della tortura è sistematico nella Escuela Superior de Mecanica de la Armada e negli altri centri dove i ragazzi venivano rinchiusi. Scariche elettriche, stupri, pestaggi, ferimenti, ustioni e torture psicologiche, come lasciare i detenuti rinchiusi per lunghissimo tempo sempre bendati e senza che nulla sapessero della loro sorte, erano la normalità. Ma come sparivano queste persone? Secondo alcune testimonianze, i ragazzi venivano caricati su aereoplani e poi lanciati da alta quota in mare aperto.

I sequestri avvenivano di notte, principalmente, per mantenere quella segretezza, quell'immagine non troppo esplicita di dittatura del terrore, che il regime provava a mantenere anche in vista dell'organizzazione dei Mondiali di calcio del 1978. Le persone sparivano senza lasciare nessuna traccia: cosa che lasciava al regime larghissima libertà di manovra. In base alle testimonianze di Videla, si capisce che la ragione per cui si preferiva far sparire queste persone nel nulla, senza informare nessuno della loro sorte era di ordina pratico: evitare che le persone si ponessero domande sulla sepoltura dei figli, dove fossero finiti, facessero domande pressanti, si venissero a creare luoghi simbolo.

Ma la protesta c'era lo stesso, silenziosa: le madri de Plaza de Mayo, ogni giovedì, a Buenos Aires, protestavano senza parlare tenendo un cartello o un fazzoletto bianco con l'immagine o il nome del "desaparecido". Ma anche questa forma di protesta non poteva essere tollerata, e molte di queste madri vennero uccise dalla giunta militare.

Nel 1981 viene deposto Videla, si alternano altri "presidenti a vita" ma la dittatura viaggia ormai verso la sua conclusione, certificata dalle libere elezioni del 1983. Il presidente democraticamente eletto Raul Alfonsin crea la Commissione Nazionale sulla Scomparsa delle Persone che consentì l'apertura di oltre 2000 processi nei confronti dei militari responsabili della scomparsa e morte di oltre 30mila persone.

Poco dopo, su pressione dei militari, due leggi vennero istituite per bloccare i processi in cui erano coinvolti i responsabili delle sparizioni. Nel 1989 viene concesso l'indulto a militari e politici coinvolti, leggi dichiarate incostituzionali nel 2005, consentendo la riapertura dei processi. Videla è stato condannato all'ergastolo nel 2010 e attualmente si trova in carcere.

Sulla questione dei desaparecidos si può leggere il bel libro di Nathan Englander: Il ministero dei casi speciali.

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