Governo, spunta l'asse Pd-Lega Nord?

Bersani cerca una sponda nel Carroccio. Che ci starebbe pensando seriamente

Sono passati vent'anni da quando Massimo D'Alema definiva la Lega Nord "una costola" della sinistra. All'epoca, eravamo nel 1995, il Pds cercava di avvicinare a sé il Carroccio, fresco della rottura con Berlusconi. Come sappiamo il piano si rivelò un fallimento, come spesso capita a D'Alema, ma la fascinazione del centrosinistra per la Lega (che d'altronde in molte zone del Nord ha ereditato l'elettorato del Pci) sembra non essere mai finita. Nel giro di "consultazioni" avviate informalmente dai democratici prima dell'inaugurazione del nuovo Parlamento, oggi è la volta dell'incontro con i rappresentanti della Lega Nord.

Niente di male, incontri di routine si dirà. Ma dopo l'abboccamento di ieri con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle – che hanno confermato di non volere nessun accordo né compromesso – l'appuntamento di oggi con i leghisti sembra improntato a qualcosa di più della semplice cortesia istituzionale. Bersani, che ormai ha capito di non avere chance con i grillini, potrebbe cercare una sponda insperata nel Carroccio per formare quel governo di minoranza che andrebbe a cercare i voti di volta in volta, ma che ha bisogno di una fiducia iniziale per poter partire (e ottenere il via libera da Napolitano). E la Lega potrebbe essere disponibile.

Sembra fantapolitica, ma le voci arrivano da diverse parti, e sia pure con toni diversi le riportano sia Repubblica, che Libero, che Europa: Maroni non vedrebbe di buon occhio l'ipotesi di elezioni subito, per più di un motivo. Intanto perché vorrebbe avere il tempo di riformare la Lega trasformandola nel segno della Csu tedesca; in secondo luogo perché piace l'idea di un governo debole con cui interloquire senza esserne coinvolti. Ecco allora che il neo-governatore della Lombardia, dopo aver detto inizialmente no a qualsiasi ipotesi di governo, è passato a un "no a elezioni anticipate". Seguito da Luca Zaia, che ha invocato un governo di legislatura.

E quindi l'incontro di oggi, se positivo, potrebbe gettare le basi per un accordo: la Lega voterà la fiducia iniziale a Bersani consentendogli di avviare il governo, dopodiché ognuno andrà per la sua strada e si cercheranno convergenze di volta in volta. Il Carroccio ha 17 senatori, insufficienti a garantire la maggioranza al Pd che ne conta 123, ma se a questi si aggiungono i 19 di Scelta Civica si arriva al numero magico di 159, la maggioranza (senza contare che Bersani pensa ancora di convincere qualche grillino). E Monti, lo ha già fatto capire, per evitare un governo Pd-M5S sarebbe disposto anche a sommare i suoi voti a quelli della Lega. E alla fine anche qualcuno del Pdl potrebbe essere della partita, per trasformare l'esecutivo in un "governissimo" senza mentite spoglie, e senza che il centrodestra si comprometta con un'alleanza esplicita.

Foto © Getty Images

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