Chi sono le Madres de Plaza de Mayo: la storia di ieri e le polemiche di oggi

Ci sono almeno due ragioni, oggi, per parlare delle Madres de Plaza de Mayo: la prima è che la fondatrice dell'associazione si trova in questi giorni in tour per l'Italia, la seconda è l'elezione di Papa Francesco I e le voci sui suoi rapporti con la giunta militare. Ma chi sono le Madri di Plaza del Mayo?

Ci sono almeno due ragioni, oggi, per parlare delle Madres de Plaza de Mayo: la prima è che la fondatrice dell'associazione che ha raggruppato una parte delle madri dopo la fine della dittatura di Videla in Argentina si trova in questi giorni in tour per l'Italia, la seconda è l'elezione di Papa Francesco I e le voci sui suoi rapporti con la giunta militare. Ma chi sono le Madri di Plaza del Mayo?

Dal 1976 al 1983 la giunta militare guidata per la maggior parte del tempo da Jorge Videla teneva l'Argentina nel pugno di ferro della repressione: libertà civili sospese, arresti, torture e omicidi di ogni persona sospettata di essere in qualunque modo lontana dal regime. Almeno 30mila persone scompaiono nel nulla, per la maggior parte ragazzi legati ad associazioni studentesche, sindacati, partiti non allineati. Vengono rapiti, messi in centri di detenzione, torturati e nella maggior parte dei casi uccisi. Sono i desaparecidos. Quando le madri di questi ragazzi si recano alla polizia o addirittura al ministero degli Interni per chiedere informazioni, il nome dei figli non compare da nessuna parte, nessun registro, sono scomparsi nel nulla.

Ma le madri sanno che dietro a quelle scomparse c'è il regime. E cominciano a sfidare silenziosamente la giunta militare, riunendosi ogni giovedì in Plaza de Mayo, con cartelli con sopra i nomi o le foto dei figli scomparsi, indossando un fazzoletto bianco e girando attorno alla piramide che si trova in mezzo alla piazza per mezz'ora. Una protesta soft, silenziosa, ma che comunque contribuiva ad aprire gli occhi degli argentini su quello che stava succedendo e che il regime tollerava appena (anche alcune delle madri vengono uccise).

Ancora oggi le madri si incontrano ogni giovedì in piazza per chiedere che si faccia luce sulla sorte dei loro figli, perché, nonostante i processi e le condanne, ancora molto di quel periodo è oscuro. Ma il gruppo si è diviso, poco dopo la fine della dittatura e il ritorno della democrazia del 1983. Il presidente eletto Raul Alfonsin offrì dei risarcimenti pubblici alle madri come scusa della nazione e per provare a chiudere la vicenda. Una parte accettò i soldi, pur continuando a chiedere notizie sulla sorte dei figli, un'altra parte rifiutò ogni patto con il governo e e formò un gruppo indipendente.

Da allora sono passati quasi trent'anni, e le due "correnti" sono sempre più divise. Il gruppo che ha rifiutato i soldi del governo continua la sua opera al solo scopo di provare a fare luce su quello che è accaduto e nel tentativo di mantenere sempre viva la memoria del periodo della guerra sporca della giunta militare. Mentre l'associazione delle Madri, la cui presidente è Hebe de Bonafini, è diventata un gruppo influente nella politica argentina, schierato su posizioni marxiste e antiamericane (Hebe ha sollevato parecchie polemiche dopo aver parlato in termini positivi dell'attentato alle Torri Gemelle), che dice di voler portare avanti l'ideologia dei ragazzi che scomparvero nel nulla e che nel corso degli anni è cresciuta d'importanza grazie alla vicinanza con Nestor e Cristina Kirchner, precedente e attuale presidenti argentini.

E qui arriviamo a un punto cruciale: il mondo dell'informazione argentina non è dei più equilibrati ed è completamente polarizzato attorno alla figura di Cristina Kirchner - chi la difende strenuamente, chi l'accusa di avere mire poco compatibili con la democrazia - per questo è difficile capire quanto, nelle accuse che negli ultimi anni sono piovute sulle madri, sia causato dal loro rapporto con l'amata-odiata presidente e quanto sia invece causato da affari e comportamente non limpidi non tanto delle madri, ma delle persone più legate a loro. E in particolare a Hebe.

Ricapitoliamo: dal 2006 l'associazione gestisce il programma "Shared Dreams" (Sogni condivisi), finanziata dal governo e che si occupa della costruzione di case popolari. Gli amministratori del programma sono Sergio e Pablo Schoklender, due fratelli conosciuti in tutto il paese perché nel 1981 uccisero i loro genitori (padre violento e madre alcolizzata e forse una storia di abusi) e scontarono parecchi anni in galera dopo un processo che ha coinvolto l'intera nazione. Hebe si appassiona alla vicenda, conosce i fratelli in carcere e inizia a considerarli come propri figli. Sergio viene scarcerato nel 1995, Pablo nel 2007 e appena nasce il programma Sogni condivisi i due ne diventano gli amministratori.

La cosa non scuote l'opinione pubblica, che si fida di Hebe. Ma nel 2011 Sergio si deve dimettere dopo mesi di polemiche per il suo stile di vita lussuoso e il sospetto che si intascasse fondi statali: i due fratelli sono indagati per frode fiscale e per aver rubato qualcosa come 200/300 milioni di dollari. Non solo: Sergio Schoklender era il principale azionista della compagnia di costruzione Meldorek, a cui le Madri avevano affidato la costruzione delle case. La stampa e alcuni parlamentari avevano fatto notare che la società chiedeva 40 mila dollari per costruire ogni casa mentre altre aziende ne chiedevano soltanto 25 mila; nella provincia di Chaco dopo un anno erano state costruite soltanto 18 delle 500 case che erano state progettate.

Hebe si è in quell'occasione allontanata dai due fratelli, accusandoli duramente e chiedendo che fossero puniti. E l'opinione pubblica ha creduto alla sua buona fede: una donna anziana raggirata da due sciacalli. Al massimo la si accusa di aver amministrato con ingenuità e poca attenzione.

In questi giorni Hebe de Bonafini è in tour per l'Italia, tra Bologna, Ferrara, Genova e altri posti. Ovunque ricevuta, com'è dovuto, con il massimo degli onori e richiedendole solo un parere sul nuovo Papa e i suoi presunti rapporti con Videla & co. Ma poche domande le vengono fatte sugli aspetti più controversi della sua persona. Non contano tanto le dichiarazioni a favore di Al Qaeda, Saddam Hussein, Eta, Farc (sappiamo tutti come queste dichiarazioni fuori-linea vengano facilmente strumentalizzate e comunque ognuno è libero di pensarla come vuole), ma sarebbe sicuramente interessante sentire le risposte di Hebe alle domande che molti esponenti della cultura (passatemi il termine un po' a caso) "terzomondista" vorrebbero farle.

E che sono più o meno queste: perché le Madres si sono ritrovate a gestire società di costruzioni case? Non è eticamente scorretto che un gruppo di questo tipo si faccia così tanto coinvolgere nell'agone politico appoggiando anima e corpo una sola parte? Perché identificare la lotta a favore dei desaparecidos con i Montoneros peronisti o i guerriglieri dell’ERP, quando la maggior parte dei ragazzi scomparsi era semplicemente "non conforme"? A quest'ultima domanda è più difficile rispondere a migliaia di chilometri di distanza. Mentre le prime due questioni sollevate fanno subito pensare (e questa è solo un ipotesi personale) che anche nel caso delle Madres si sia creata quella classica contrapposizione di sinistra tra chi preferisce lasciar perdere la purezza ideologica per creare qualcosa di concreto e chi invece preferisce lasciar perdere la concretezza per conservare la purezza ideologica.

Non è detto che sia così, ma sarebbe bello che - mentre si trova in Italia - qualcuno le ponesse domande che si allontanano un po' dalla visione agiografica delle Madres. Da notare, però, che Hebe non nasconde né i progetti edilizi né la vicinanza con Critina Kirchner, come si capisce da questa dichiarazione, di oggi:

"La lotta della nostra associazione continua attraverso varie iniziative, in appoggio al progetto di Cristina Kirchner. A cominciare dall'educazione dei più giovani, attraverso la costruzione di nuove scuole ed università e scuole nelle zone periferiche delle grandi città. In particolare, stiamo lavorando con determinazione per far divenire nazionale l'università fondata dalla nostra associazione, e per creare scuole infermieristiche in tutti i quartieri di Buenos Aires, specialmente i più poveri. Inoltre, abbiamo provveduto e continueremo ad occuparci del progetto Un fazzoletto come tetto, che prevede la costruzione di case per donne maltrattate e picchiate, perché abbiano un posto dove stare subito dopo essere andate via di casa, in attesa di sistemarsi. Il fine ultimo è sensibilizzare i giovani e spingerli verso l'impegno politico".

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