Siria, l'anima del paese nei cortometraggi del collettivo Abou Naddara a due anni dalle rivolte

Il paese insanguinato e ferito lo abbiamo raccontato molte volte, ma la Siria non è solo un ammasso di dolorose macerie. Oltre la distruzione e la paura c'è la voglia di rinascere che da vita ad una creatività giovane e resistente, incarnata dal collettivo Abou Naddara, nato nel 2010 dall'unione di un gruppo di artisti formatisi sul campo.


Una realtà che propone tutti i venerdì, nello stesso giorno in cui avevano abitualmente luogo le manifestazioni di piazza, un nuovo inedito video, opere spesso anonime, condivise sul web per sfuggire alle maglie della censura e che, in certi casi, hanno fatto il giro del mondo, come dimostra "Waiting for Messi" in apertura.
Riuniti in "Syrie, le souffle de la révolte", speciale andato in onda sul canale franco-tedesco arte, nella serata del 12 marzo 2012, per ricordare il secondo anniversario delle rivolte, i lavori mirano a raccontare piccole storie nascoste e sono intervallati da brevi realizzazioni come "Mèche rebelle" e "Le Soldat inconnu".


  • dal coraggio di Basset, il portiere della nazionale siriana impegnato al fianco dei civili di Homs in "Return to Homs",

  • alla militanza di una giovane compositrice in "Morning Fears, Night Chants",

  • fino al documentario che racconta il ruolo delle donne nella società siriana in  "Damascus, my first kiss".


Una lotta contro gli stereotipi, fatta di immagini e di risvegli:

Credere che si debba assolutamente conoscere tutta la storia del "complicato oriente" per essere sensibili a ciò che succede in Siria, è un errore. Non si vede nulla se si seguono le spiegazioni degli specialisti. Si tende ad interiorizzare l'idea che i siriani non siano come tutti, che capirli esiga una conoscenza specifica. Il nostro lavoro si oppone soprattutto a questo, anche servendosi di metafore. Come la ragazza che parla in "Mèche rebelle", evoca appena la rivoluzione anche se ci vive dentro ed è largamente implicata nel sostenere le persone che hanno perso la loro casa. Parla di ciò che ha di più personale: i suoi capelli.

Via | abounaddara.com

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