Intervista – Andrea Civati a polisblog: “Il Pd può andare oltre le divisioni storiche”



Da qualche giorno, su vari blog, si disquisisce di un progetto curato da Andrea Civati e supportato da buona parte dei sostenitori di Ignazio Marino che alle scorse primarie, a differenza degli altri due contendenti, era riuscito a conquistare i più giovani.

Elettori a cui l’attuale classe politica non propone dei valori. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Andrea Civati. Per capire come un ragazzo di 24 anni, politicamente attivo, veda il partito di cui ha deciso di far parte.

Cominciamo parlando del prontuario su cui lei stai lavorando. Di che si tratta?


Il prontuario vuole essere uno strumento di lavoro per il Pd ma non solo in vista della campagna elettorale.
L’obbiettivo è sfatare quei pregiudizi e luoghi comuni sull’immigrazione che sembrano ormai affollare il dibattito politico: dal bar del paese fino alle aule parlamentari e gli studi televisivi sono utilizzati immagini che non hanno nessun fondamento con la realtà.

Pensiamo agli ormai proverbiali “Ci rubano il lavoro” o “Sono una massa di assistiti”. Ciò che è peggio è che talvolta questi concetti si fanno strada tra gli stessi elettori del centrosinistra o addirittura fra i suoi dirigenti.

Ribaltare questo fenomeno è, insomma, operazione informativa, ma anche politica.

Lei come molti altri elettori di centrosinistra hai deciso di sostenere la candidatura di Emma Bonino alla Presidenza della Regione Lazio. Nel Pd non esistono validi successori a Piero Marrazzo?

Non è questo il problema: sicuramente ci sono personaggi all’altezza. Tuttavia credo che in questo momento la figura di Emma Bonino assicuri agli occhi degli elettori, anche del Pd, la fermezza di alcuni valori che, inutile nasconderlo, è stata in qualche modo messa a rischio dopo il caso Marrazzo.

Non farei una tragedia sull’assenza di candidati del Pd: se i candidati sapranno rappresentare tutti i partiti che li sostengono con le loro politiche concrete, non si porrà nessun problema di “rappresentanza” del Pd. Questo vale per Emma Bonino ma anche per Nichi Vendola: due persone che hanno l’intelligenza politica per essere dei presidenti di tutti.

Ha poco più di vent’anni. Il Partito Democratico secondo lei è veramente un progetto per giovani?

Da quando mi sono impegnato in politica, 4 anni fa, ho sempre creduto che il Pd fosse in grado di andare oltre alle divisioni storiche che hanno sempre attraversato l’Italia, ma che non appartengono più alle nuove generazioni.

Esiste una vitale necessità di un grande partito progressista che attui le riforme strutturali che i giovani chiedono: welfare, lavoro, scuola ed università. Tutto questo per garantire ad un giovane qualcosa di semplice: aver riconosciute le proprie capacità.

Lei opera nell’hinterland milanese, roccaforte della Lega e del Pdl. È evidente che in questo territorio il centrosinistra non abbia fatto un buon lavoro. Quali sono secondo lei i principali errori commessi?

I problemi del centrosinistra il Lombardia non credo nascano con il Pd, ma hanno radici lontane. Certo il Partito democratico avrebbe potuto fare qualcosa di più. Ancora una volta l’immigrazione: il silenzio o la sterile opposizione di fronte a certe tesi xenofobe non ci ha portato da nessuna parte.

La Lombardia vuole delle risposte concrete, né buoniste né semplicisticamente “cattive”. Ci Vorrebbero razionalità e pragmatismo contro istintività e demagogia…

Favorevole o contrario alla candidatura di Filippo Penati contro Roberto Formigoni?

Penati mi sembra un’ottima figura politica. Se ho dei dubbi, li ho sulla tempistica della sua candidatura e sul metodo: forse candidare senza primarie un amministratore che viene da una fresca e cocente sconfitta non rappresenta il modo migliore per contrastare il ventennio Formigoniano.

Sempre che possa ricandidarsi: Angiolini, che in tribunale ha sempre battuto Formigoni, richiama una legge che impedirebbe una ricandidatura…vedremo.

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