Fini: possibili modifiche al processo breve. Tattica o messaggio nascosto?


Che significato hanno le recentissime dichiarazioni del Presidente della Camera sulla possibilità che Montecitorio modifichi la legge sul processo breve? (Legge, lo ricordiamo, approvata al Senato qualche giorno fa e di cui anche noi ci siamo occupati a fondo)

Perché ribadire l'ovvio, cioè che un ramo del Parlamento ha la possibilità di modificare un testo approvato dall'altra camera? Perché sostenere che

“ […] ora c'è «il secondo round al Parlamento» e che «ci sarà una discussione». Un'apertura a nuove modifiche al provvedimento insomma, da parte del presidente della Camera, impegnato in una lectio magistralis a Tor Vergata: sul processo breve «modifiche sono già state fatte dal Senato» e «altre potrebbe farle la Camera». «Era certo rimproverabile costituzionalmente - ha detto Fini - che ci fossero norme valide solo per incensurati. Il Senato ha modificato». Per Fini, occorre quindi «attendere il testo finale per dare un giudizio definitivo, infatti anche la Camera potrebbe apportare altre modifiche»”

Le frasi di Fini potrebbero essere un messaggio ai berluscones: o si modifica la legge o i miei, magari durante le votazioni segrete, potrebbero farvi un bello scherzo. Non è un mistero che il Presidente della Camera non abbia visto e non veda di buon occhio l'ennesima legge ad personam imposta dal Solito Noto. Come non è un mistero che i finiani (Fabio Granata ad esempio) non perdano occasione per battere i piedi per terra e ricordare che nel PDL non tutti seguono fedelmente Berlusconi. La situazione è così semplice? Non esattamente.

C’è un’altra possibilità. La strategia di Gianfranco Fini è ormai chiara: costruire una destra moderata, repubblicana e legalitaria. E ovviamente diventarne il capo. Insomma, una destra che è tutto l’opposto del Berlusconismo. In questo senso vanno interpretate le prese di posizione a favore degli immigrati , della lotta alla mafia, del testamento biologico.

Viste le condizioni del PDL, anche dire un’ovvietà (un ramo del Parlamento può modificare una legge approvata dall’altro ramo) è un atto rivoluzionario.

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