Papa Francesco: Verbitsky affonda, il Vaticano respinge le accuse

Continua la polemica su Jorge Bergoglio, Papa Francesco. Pochi accusatori insistono, la Santa Sede bolla tutti come "sinistra anticlericale", il dibattito si perde nelle nebbie dell'informazione.

Bastava una parola chiara. Una condanna della dittatura argentina, una parola per i desaparecidos e per i parenti delle vittime che non si sono mai rassegnati; una parola per le madres.

E invece niente: il Vaticano, e con il piccolo Stato tutta (o quasi) la stampa mainstream si trincera dietro un muro di gomma che «respinge le accuse».

Padre Lombardi, il portavoce Vaticano, ha bollato le accuse come provenienti da

«una sinistra anticlericale per attaccare la Chiesa»

e ha sostenoto che debbano essere

«respinte con decisione»

Lombardi spiega, come riporta Radio Vaticana:

«“La campagna contro Bergoglio è ben nota e risale già a diversi anni fa. E’ portata avanti da una pubblicazione caratterizzata da campagne a volte calunniose e diffamatorie. La matrice anticlericale di questa campagna e di altre accuse contro Bergoglio è nota ed evidente. L’accusa si riferisce al tempo in cui Bergoglio non era ancora vescovo, ma superiore dei Gesuiti in Argentina, e a due sacerdoti che sono stati rapiti e che lui non avrebbe protetto. - questa era l’accusa - Non vi è mai stata un’accusa concreta credibile nei suoi confronti. La Giustizia argentina lo ha interrogato una volta come persona informata sui fatti, ma non gli ha mai imputato nulla. Egli ha negato in modo documentato le accuse. Vi sono invece moltissime dichiarazioni che dimostrano quanto Bergoglio fece per proteggere molte persone nel tempo della dittatura militare. E’ noto il ruolo di Bergoglio – una volta diventato vescovo - nel promuovere la richiesta di perdono della Chiesa in Argentina per non aver fatto abbastanza nel tempo della dittatura».

Repubblica riporta le parole di uno dei due gesuiti della teologi della Liberazione, Francisco Jalics. Quello dei due che dice di essersi riconciliato con Bergoglio. O meglio, che scrive su https://jesuiten.org:

«Sono riconciliato con quegli eventi e per me quella vicenda è conclusa»

Dell'altro gesuita, grande accusatore dell'attuale Pontefice, non si parla. Tranne che, a onor del vero, su Il fatto quotidiano, che già tempo fa, ben prima del Conclave, pubblicò gli scritti di Verbitsky, il giornalista autore del libro-accusa «L'isola del silenzio». E' così che Verbitsky descrive il Papa:

«Il suo populismo di destra è l’unico che può competere con il populismo di sinistra. Immagino che il suo ruolo nei confronti del nostro continente sarà simile a quello di Wojtyla verso il blocco sovietico del suo tempo, sebbene ci siano differenze fra le due epoche e i due uomini. Bergoglio combina il tocco populista di Giovanni Paolo II con la sottigliezza intellettuale di Ratzinger. Ed è più politico di entrambi».

E nel corso dell'intervista al Fatto Quotidiano sostiene anche che i documenti non lasciano dubbi circa il «collaborazionismo di Bergoglio con il regime di Videla».

Eppure l'immagine di Jorge Bergoglio, oggi a maggior ragione, on può essere intaccata dalle voci critice, e così ci si scaglia contro tutti coloro che hanno sollevato dubbi circa il passato del Papa, dei sospetti quantomeno relativi ad un tragico silenzio rispetto alla dittatura militare in Argentina. Le accuse di Verbitsky diventano semplicemene «infamie». E' un atteggiamento che abbiamo visto praticato molte volte, quello dell'attaccare chi solleva dubbi secondo un criterio manicheista. E così, la questione si trasforma in contrapposizione pseudo ideologica.

Poi i dubbi spariscono presto dal mainstream, offuscati da notizie del tutto insignificanti e inspiegabilmente imprescindibili tipo: «Il Papa paga il conto»· Appaiono addirittura pezzi che assomigliano al revisionismo, come questo, pubblicato su La nuova bussola quotidiana, in cui si legge, per esempio, che

«La dittatura militare argentina è dipinta per tutto il periodo del suo governo - dal 1976 al 1983 - come un impero del male, un'accolta di sadici e di torturatori che quasi agivano per pura malvagità».

E ancora (con un triplo carpiato in cui la fonte di una notizia diventa una persona che in qualche modo è parte in causa:

«Come ha scritto lo stesso cardinale Bergoglio, la Chiesa «venne a conoscere a poco a poco quello che stava succedendo [le violazioni dei diritti umani]. All'inizio, ne sapeva poco o nulla».

Quest'ultima affermazione cozza brutalmente con la confessione di Videla e con le immagini che testimoniano una frequentazione assidua fra i militari e alcuni esponenti della Curia argentina (nelle immagini, come abbiamo detto più volte, non compare Bergoglio).

Ma qui, invece, a furia di lasciarsi confondere dal manicheismo e da presunte appartenenze ideologiche, che ricordano molto, nei toni e nelle manifestazioni, il tifo calcistico, si dimentica del tutto il contesto storico. E la difesa oltranzista di Papa Francesco e della Chiesa cozza contro la più banale delle obiezioni e non riesce ad infrangerla. Basterebbe dire:

«Nunca mas»

C'è ancora tempo per farlo? Ma certo. C'è l'appuntamento con la Giornata della Gioventù in Brasile. Quella sarebbe un'occasione perfetta per rispondere davvero a tutto, in maniera circostanziata e precisa. Accadrà?

Personalmente mi permetto di dubitarne.

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