Veritometro: Brunetta, 500 euro ai giovani e meno soldi alle pensioni



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"l'Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori"



Renato Brunetta



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La proposta di Renato Brunetta di oggi ("Meno soldi alle pensioni di anzianità per favorire l'uscita di casa dei ragazzi con un bonus di 500 euro mensili"), si fonda su un presupposto assolutamente corretto: l'alto livello di iniquità generazionale del nostro paese.

Non ci credete? Andate a vedere come l'enorme debito pubblico causato (anche) dalle politiche sociali generose (leggi: prepensionamenti) degli anni '80 abbia avuto conseguenze nefastissime sulle chances delle generazioni successive.

Date una scorsa ai dati che mostrano come il nostro sia uno dei paesi europei con il più alto tasso di disoccupazione giovanile, aumentato ancora dall'inizio della crisi, toccando la cifra record del 27%, mentre i posti di lavoro degli "adulti" sono stati toccati pochissimo.

Approfondite il concetto di "mercato del lavoro duale", che mostra che sono i giovani precari a rischiare di più il licenziamento, mentre gli adulti (che rischiano di meno) hanno però più probabilità di ricevere un sussidio di disoccupazione.

Andate a confrontare le cifre delle pensioni di oggi con quelle che riceveranno i giovani degli anni 2000, quando il sistema istituito dalla Riforma Dini del 1995 sarà entrato a regime e poi, se ancora non siete soddisfatti, potete leggere su un vecchio post di polisblog come, grazie ad uno stratagemma, i conti dell'INPS si mantengano in equilibrio anche grazie al ricorso ai contributi dei precari per riportare in attivo le casse pensionistiche (in rosso) di altre categorie.

Una volta fatto tutto questo, potreste anche dover constatare con amarezza che, benchè la condizione giovanile nel nostro paese sia una delle più drammatiche in Europa, l'Italia è anche l'unico paese in cui la questione viene posta nei termini, umilianti innanzitutto per le vittime, ma anche per l'intelligenza stessa, dei "bamboccioni".

Che ci sia qualcosa che non va se n'è accorto anche un giornale tendenzialmente conservatore e restio ad accorgersi delle caratteristiche profonde della società italiana come "Il Corriere della Sera", che scriveva solo qualche giorno fa:

C’è una graduatoria nella quale questo Paese occupa un posto importante, senza che questo attragga granché l’attenzione nazionale: siamo l’economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto alla recessione, e continua a farlo. Statisticamente, le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito l’intero costo della più grave crisi economica del dopoguerra. Lo hanno fatto per tutti e in tutto, sia in termini di occupazione che nel livello delle retribuzioni. Lo hanno fatto a tal punto da aver assunto su di sé quasi tutti gli oneri di questi anni, risparmiandoli (almeno per ora, finché terrà la cassa integrazione) alla maggioranza di popolazione costituita dai padri e dai fratelli maggiori

E forse quando parla di "colpe dei genitori" Brunetta intende riferirsi anche a quelle delle grandi organizzazioni sindacali, che spendono pochissime parole in favore di giovani e precari e moltissime, invece (e spesso a sproposito) a sostegno dei pensionati di oggi - che costituiscono ormai la metà dei loro iscritti.

Se tutte queste prove non vi convincono, allora forse vi trovereste più d'accordo con il Renato Brunetta di solo qualche mese fa, che si vantava di come l'Italia avesse "gli ammortizzatori sociali migliori d'Europa", o con il suo collega Sacconi che sosteneva la necessità di concentrare gli investimenti per il welfare sui capifamiglia adulti, argomentando che “per i giovani questa crisi sarà una ventata di responsabilità".

Questo è infatti un governo per tutti i gusti: dicendo un po' tutto e il contrario di tutto, ogni tanto gli capita pure di dire qualcosa di vero, come oggi. Rallegriamocene, e speriamo che non ci siano nuove giravolte.

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