Intervista: Mauro Biani a polisblog "Chi non parla come Brunetta è un buonista"

craxi vignetta biani

Mauro Biani è un satiro di spessore, premio Forte dei Marmi per la satira politica, il massimo dei riconoscimenti per il settore. Le sue vignette girano per carta e rete. Lo trovate sempre su Liberazione o sul suo blog. Partecipa coi suoi disegni a mostre e campagne umanitarie.

E’ uno degli spartacus della satira che da poco hanno creato “Mamma!. Inconfondibili i suoi personaggi, ruvidi e liquidi, che provano sempre a stare coi più deboli. Qui a polisblog ci dice la sua su satira e società.

Mauro com’è iniziata questa storia della satira?

A scuola, caricature dei professori, dei compagni di banco, è iniziata lì. Poi mi dilettavo con il pongo o la creta. Ancora adesso mi diverto a esprimermi in questo modo, a costruire con questi materiali.

Mauro Biani
Mauro Biani
Mauro Biani
Mauro Biani

Mi piaceva il mondo dei satiri, avevo i miei miti come Dario Fo. Seguivo Staino, Vauro, Ellekappa, Bucchi. Poi c’era Cuore di Michele Serra, indimenticabile, soprattutto da quando si staccò dall’Unità. Non ho mai collaborato con Cuore ma ero un fervido lettore. Mi ricordo che partecipai a un concorso per la rivista e che mi piazzai tra i primi dieci. Fu lì che iniziai un po’ a crederci. E’ partito tutto per gioco, come molte delle cose che faccio: è per me un approccio ricorrente.

Ora sei un satiro a tempo pieno?

Bè diciamo che da due anni ho scommesso di più su questa carriera. Sono un educatore e lavoro con dei ragazzi diversamente abili mentalmente presso un centro specializzato dal '91. Questo mestiere (che da un paio d'anni svolgo part time), ha sempre tenuto in costante allenamento quel punto di vista "altro", per me fondamentale risorsa del satiro.

Quindi da quando hai preso il premio a Forte dei Marmi nel 2007 ti sei fatto coraggio?

Hehe, si, e se mi dovesse andar male andrò a protestare: “C’avete visto male!”.


Le tue vignette hanno un filo conduttore, cerchi di evitare i colpi facili. Rifuggi la satira spicciola, i giochi di parole, i trucchetti, l’effetto delle risate strappate da certi improperi. C’è sempre una certa tensione umana e sociale, quasi una partecipazione.

Penso che cadere nei luoghi comuni uccide la satira. La satira non deve solo far ridere. La satira deve svelare, mostrare le contraddizioni del potere. Non deve adagiarsi su certi stereotipi del popolo con tre “p”. Deve metterti davanti allo specchio, metterti in crisi possibilmente. Se gli altri riescono a vedere le tue nudità riuscirai a vederle anche tu. Scendendo da qualsiasi piedistallo la mia idea di satira si può dire in un motto che uso spesso: “il me è nudo”. La satira deve raggiungere il “me” e mostrargli le sue contraddizioni.

Falli e culi gratuiti non ti piacciono insomma?

No, non è che non mi piacciono ma, per capirci, sul mio blog se metto una vignetta su Berlusconi avrò moltissimi commenti mentre se ne metto una sull’Honduras no. Ecco questa facilità di bersaglio la evito volentieri. E’ più una comunicazione propria della destra che attrae con l’apparenza.

La satira non deve seguire i gusti del popolo quindi.

Naturalmente porto il mio punto di vista, non voglio far ridere e divertire a tutti i costi. Voglio raggiungere un obbiettivo, dare un messaggio e se tutto si riduce a una forma si perde il contenuto. Posso avere delle entrate ma mi si perde l’obiettivo.

Come ti tieni informato?

Soprattutto con internet, poi con i giornali.

Ecco internet, tu sei uno dei papà di “Mamma!”, perdona il gioco di parole, un progetto di satira innovativo che è arrivato anche alla carta. Come sta andando?

Adesso stiamo preparando la seconda uscita che spediremo agli abbonati. “Mamma!” è un contenitore che riunisce elementi diversi come il giornalismo, i fumetti, la satira. Un mix che può scombussolare ma che, secondo me, può essere un modo più completo di portare informazione. Non vorrei essere esagerato ma è dall’incontro di diversi elementi che si può raggiungere una verità per lo meno con la “v” minuscola. Queste cose che uniamo rappresentano una novità assoluta. Il nostro progetto è così: ambizioso e confusionario. C’è un’infantilità esplicita nella nostra voglia di fare. E’ fin’ora un lavoro volontario e una scommessa in cui i costi superano le spese.

Come vanno gli abbonamenti?

Vanno bene, contando anche la nostra minima e casereccia campagna pubblicitaria. Le cose migliorano anche se la rivista cartacea la vedo sempre come un aggiunta al sito che, anche se da migliorare, è una buona realtà sul web.

Cambiamo discorso: dimmi dei tuoi personaggi, di come costruisci i tuoi pezzi.

Spesso parto dallo scritto. A volte dall’immagine. Le due parti sono importanti per il risultato. Il disegno dev’essere un buon supporto. Poi vedi, rispetto a molti non ho personaggi fissi e questo a volte mi crea delle difficoltà come quando mi hanno chiesto di disegnare un mio personaggio per la campagna di Telethon. Staino ad esempio ha fatto il suo Bobo, cosi come Altan il suo Cipputi. Io non ho nessuno. Molti mi dicono che ho dei filoni fissi più che dei personaggi. Batto di più certi temi.

Potrebbe essere una cosa positiva.

Bè si, bisogna anche superare il concetto statico di vignetta, sperimentare nuove soluzioni.

Questa tua libertà di movimento come l’adatti alle richieste dei committenti?

In effetti mi trovo più a mio agio a gestire degli spazi che mi vengono affidati col massimo della discrezione. A volte mi richiedono l’argomento e magari devo rinunciare a qualche tema che mi preme particolarmente.

Di solito cos’è che ti preme particolarmente?

Sono preoccupato per l’andamento della nostra società, mi spaventa il razzismo, la diffusione del lega, l’aggressività. La politica non so da che parte vada ma conduce un’aggressività che si diffonde. Da entrambe le parti c’è una spinta in questa direzione.

Ad esempio c’è questa voglia di riabilitare Craxi a tutti i costi. Ricordo che Craxi, oltre a tutte le malefatte, era di un’arroganza unica che si cerca in ogni modo di sdoganare. C’è un clima che rappresenta un continuo con la sua figura e i suoi anni.

Oggi chi non parla come Brunetta è un buonista!

Ci vuole proprio un partito dell’amore…


Ma vedi è un fatto di comunicazione che si diffonde anche dalla Tv. Penso ad esempio a certi programmi come quello di Santoro, all’inizio non aveva questo tono aggressivo, cosi come lo stesso Travaglio. Poi il potere ha un’assoluta mancanza di giudizio. Per quanto riguarda l’amore e l’odio tirati in ballo dal premier, penso che la risposta migliore sia quella che diede Galimberti da Augias, quando disse che Berlusconi attira amore e odio come una rockstar. Che poi Rolling Stone metta in copertina Berlusconi come rockstar dell’anno, è la migliore trovata satirica del 2009! Lì c’è la verità sulla situazione che si è creata.

Mauro Biani
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