Epidemia di Harlem Shake, un'intensa febbre di libertà a ritmo ossessivo

L'Harlem Shake è ormai un fenomeno più che affermato forte di diverse decine di migliaia di versioni realizzate un po' ovunque e postate on-line nelle ultime settimane, ma se il numero è strettamente riduttivo e, molto probabilmente, destinato a crescere ancora fino a raggiungere il picco di una tendenza che potrebbe spegnersi altrettanto velocemente, ciò non toglie che sotto il movimento compulsivo dei suoi attori, pulsa un vento di libertà incarnata.


Tutto è cominciato poco più di un mese fa, il due febbraio 2013 per esser precisi, con un clip postato da un gruppo di 4 giapponesi travestiti con tutine ben colorate e altrettanto ridicole, in bilico tra i supereroi e i Babygro. Un breve video realizzato in interno con il sottofondo musicale Harlem Shake del DJ americano Baaue, da li è stata esplosione.
Ma più che la moda ad interessarci è il suo risvolto politico e contestatore. L'Harlem Shake è infatti diventato rapidamente uno dei simboli di alcuni movimenti che si oppongono al potere costituito, come i sostenitori delle cause del Tibet, e della libertà in Cina, configurandosi come bandiera dei giovani rivoluzionari della primavera araba in Tunisia ed Egitto.
Un movimento ossessivo e ritmato che ricorda quello della taranta analizzata dall'etnomusicologo napoletano Ernesto de Martino e chiama in causa la ripetizione continua, forse semplice sfogo o corporale strategia di liberazione dal giogo dei regimi o ancora e paradossale controllo che si esprime proprio nell'obbedienza cieca all'ultima riuscitissima chicca del marketing virale? E se in fondo questi video, nella loro brutale semplicità, gridassero ben più che il desiderio di libertà dei loro autori?

Via | harlemshake.fr

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