Monti e le trattative per il Senato «Ho obbedito a Napolitano». Ma i suoi: «Pensa solo a sé»

Il premier racconta i retroscena della sua candidatura alla presidenza di Palazzo Madama

È lo stesso Mario Monti a raccontare, in un'intervista a La Stampa, i retroscena del mancato accordo tra Pd e Scelta Civica per eleggerlo alla presidenza del Senato. Da quel fallimento, e da quello successivo per un accordo tra montiani e Pdl, è scaturita poi la vittoria di Pietro Grasso con l'aiutino di qualche senatore del Movimento 5 Stelle.

Tutto è iniziato quando Bersani, il 7 marzo, a colloquio con Monti, gli ha prospettato un accordo al Senato tra Pd e Scelta Civica su un nome condiviso, orientamento poi confermato in successivi incontri tra i rappresentanti dei due partiti. A quel punto Monti avrebbe dato la propria disponibilità a guidare il Senato, subito però stoppato dal presidente Napolitano. Monti racconta:

avrei ritenuto importante non sottrarmi al compito di far evolvere il quadro politico nel senso desiderato. L’attività del governo, con il Consiglio europeo che si sarebbe svolto da lì a poco, il 14-15 marzo, avrebbe potuto considerarsi conclusa e vi sarebbe stato modo di continuare per i giorni, o le poche settimane, ancora necessari affidando la guida del governo al ministro più anziano o a un vicepresidente del Consiglio

Di ritorno dal Consiglio Europeo, Monti ha fatto presente queste obiezioni a Napolitano, che però si è dimostrato irremovibile, e il premier non ha avuto scelta.

Non mi restava che “obbedire” al capo dello Stato che così grande fiducia aveva dimostrato di avere in me, affidandomi la guida del Paese nel tempestoso novembre 2011. Dato il rapporto di stima e, se mi è permesso dire, di amicizia che il presidente mi ha consentito di avere con lui, non gli ho nascosto la mia amarezza.

Aggiungendo di sentirsi "prigioniero" nel ruolo di premier uscente, che ancora non può "fare gli scatoloni".
A quel punto il Pdl, con Gianni Letta, ha provato a far convergere i voti di Monti sul candidato di centrodestra al Senato. L'accordo è saltato, secondo Monti, perché il Pdl non ha voluto allargare le trattative al futuro governo di centrosinistra – il premier chiedeva che il Pdl si astenesse contribuendo alla nascita di un esecutivo Bersani – ma anche, secondo altre fonti, perché Scelta Civica chiedeva un candidato alternativo a Schifani.

Questa la versione di Monti, che però deve confrontarsi anche con il malcontento dei suoi, per niente soddisfatti di come sono state gestite le trattative per la presidenza delle Camere. A Montecitorio, in particolare, non le manda a dire il centrista Lorenzo Dellai, che nelle convulse trattative tra venerdì e sabato era stato indicato come possibile Presidente della Camera votato da Pd e SC. Alla fine l'accordo sarebbe saltato, in favore di Laura Boldrini e quindi di una soluzione "monocolore" di centrosinistra, proprio perché Monti avrebbe insistito per avere il Senato.

E se Dellai accusa il premier di "pensare solo a sé e alle poltrone", anche Giuliano Cazzola – ex-Pdl passato a SC – accusa Monti:

Sarebbe stato meglio che alle conclusioni del Capo dello Stato, Monti ci fosse arrivato da solo, evitando una brutta figura davanti al Paese. Quando si "sale in politica" non si può pensare soltanto a se stessi e alla propria carriera.

Ma il più irritato sarebbe Pierferdinando Casini, che nel valzer di trattative pensava di poter avere ancora una chance come candidato condiviso al Senato e invece è stato tenuto al margine da Monti. E ora si prospetta già una spaccatura all'interno dell'area centrista.

Foto © Getty Images

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