Beppe Grillo e il voto su Grasso: "Le regole vanno rispettate"

Il blogger non accetta il tradimento dei senatori e richiama al rispetto del codice del parlamentare. Ma per questa volta, forse, potrebbe lasciar correre.

Beppe Grillo

Beppe Grillo non ha cambiato idea. E il "tradimento" sul voto per Piero Grasso come presidente del Senato non gli è andato giù. Lo fa sapere tramite un nuovo post sul suo blog.

La scelta tra Schifani e Grasso era una scelta impossibile. Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore. La coppia senatoriale è stata decisa a tavolino dal pdl e pdmenoelle. I due gemelli dell'inciucio sapevano perfettamente che Schifani non sarebbe stato eletto. I capricci di Monti che voleva diventare presidente del Senato, ma è stato costretto a prolungare il suo incarico di presidente del Consiglio e per ripicca aveva minacciato di votare Schifani era una pistola scarica. I giochi erano già fatti per mettere in difficoltà il MoVimento 5 Stelle. Qualcuno, anche in buona fede, ci è cascato. Lo schema si ripeterà in futuro. Berlusconi proporrà persone irricevibili, il pdmenoelle delle foglie di fico. Il M5S non deve cadere in queste trappole.

Il blogger non ci sta, non accetta mediazioni di nessun tipo. Se Schifani è la "peste bubbonica", Grasso è comunque un "forte raffreddore". Non solo: il tutto è un giochino delle parti tra Pd e Pdl, in cui il Movimento 5 Stelle non deve entrare. Ora, Grillo sarà anche un genio della politica, ma resta il fatto che senza i dissidenti dell'M5S Schifani sarebbe stato eletto, punto. Non c'era nessuna pistola scarica. E in più, pensare che il tutto sia stato orchestrato al solo scopo di mettere in difficoltà l'M5S è un semplice egotrip. Ma comunque, Grillo non sembra arrabbiatissimo, concede anche il beneficio della buona fede.

Comunque, il problema non è Grasso. Se, per ipotesi, il gruppo dei senatori del M5S avesse deciso di votare a maggioranza Grasso e tutti si fossero attenuti alla scelta, non vi sarebbe stato alcun caso. In gioco non c'è Grasso, ma il rispetto delle regole del M5S. Nel "Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento" sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto Trasparenza è citato:
- Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S.
Non si può disattendere un contratto. Chi lo ha firmato deve mantenere la parola data per una questione di coerenza e di rispetto verso gli elettori.

Ok, quindi il "forte raffreddore" si poteva anche votare, ma bisognava decidere a maggioranza. E qui Grillo riporta l'attenzione sul codice di comportamento, di cui tanto si è parlato e che, in effetti, alla prima votazione è stato disatteso. Il contratto non è stato rispettato. Ma sembra di capire che per questa volta (forse) l'ex comico è disposto a lasciar correre.

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