Perché Beppe Grillo non può espellere i senatori dissidenti

Beppe Grillo e Casaleggio possono anche espellere i sette che hanno votato Piero Grasso, ma non è che questi lasceranno il Parlamento. Andranno nel Gruppo Misto o - più probabilmente - confluiranno in un altro gruppo. E la cosa si ritorcerebbe contro il Movimento 5 Stelle.

Beppe Grillo

Beppe Grillo fino a questo momento non ha dato grande prova di conoscenza dell'abc istituzionale (o forse lo ignora volutamente), ma la retromarcia di ieri sull'espulsione dei senatori che hanno votato Piero Grasso dimostra che una cosa o la sa o gli è stata spiegata: espellendo i dissidenti dal gruppo del Movimento 5 Stelle di Palazzo Madama questi non è che se ne tornano a casa con la coda tra le gambe e vengono sostituiti da grillini più ortodossi. Eh no, restano al Senato e possono scegliere dove accasarsi.

Sono - in un certo senso - le conseguenze sempre di quell'articolo 67 della costituzione contro cui il blogger genovese si è già scagliato. E che in questo momento rende molto più difficoltoso cacciare chi non rispetta i diktat e il codice del parlamentare a Cinque Stelle. Perché? Perché significherebbe - oltre che creare tensioni difficili da sanare - indebolire il proprio gruppo e rafforzare gli avversari, rendendo così più semplice la vita proprio a quelli che Beppe Grillo vuole vedere politicamente morti.

Mettiamo il caso che i sette senatori - Giuseppe Vacciano, Elena Fattori, Giuseppe Giarrusso, Fabrizio Bocchino, Marino Mastrangeli, Bartolomeo Pepe e Francesco Campanella - che hanno votato per Piero Grasso presidente del Senato vengano cacciati. Che farebbero? Un indizio lo dà il fatto che hanno votato per Grasso, e quindi non è impossibile immaginare che si accaserebbero con Sel o addirittura con il Pd. Rendendo la caccia alla fiducia di Bersani un po' più semplice.

Anche se non bastano certo sette dissidenti - che comunque anche per questa ragione non verranno espulsi - per garantire a Bersani la fiducia che va cercando. Al Senato la maggioranza è di 158; il centrosinistra ha a disposizione 123 seggi, aggiungiamoci anche i 19 di Monti e siamo 142. Non sono sufficienti i 7 dell'M5S per mandare il segretario del Pd a Palazzo Chigi. Ma le conseguenze di iniziare subito con le espulsioni sono imprevedibili, il gruppo del Movimento 5 Stelle nascerebbe già spaccato e si farebbe il gioco degli avversari. Insomma, codice del parlamentare o meno, meglio lasciar perdere.

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