Cipro, non teme nulla l'altra metà dell'isola: l'ascesa turco-cipriota

Nell'isola di Cipro non tutti gli abitanti tremano al timore di vedersi mettere mano al saldo del conto corrente: c'è infatti una buona fetta degli isolani, quelli turco-ciprioti (circa 264mila abitanti), che non ha nulla da temere e, anzi, vive uno dei momenti più floridi della propria economia.

Il pericoloso precedente del prelievo forzoso dai conti correnti dei cittadini greco-ciprioti (imposto, autorizzato o consigliato che sia dalla cosiddetta Troika europea) non riguarderà i turco-ciprioti: la Repubblica Turca di Cipro del Nord, e non riconosciuta dalla Comunità Internazionale (eccezion fatta per la Turchia) ed autoproclamatasi nel 1983 all'interno delle zone controllate dall'esercito turco dopo l'invasione dell'isola avvenuta del 1974, vive una vera e propria indipendenza di fatto dalla Repubblica di Cipro (membro dell'Ue dal 2004).

Se dal punto di vista giuridico i turco-ciprioti sarebbero a tutti gli effetti cittadini dell'isola (e quindi teoricamente cittadini europei) la realtà dei fatti è ben diversa: in mancanza di un accordo tra le due parti (ci provò nel 2002 il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ma nel 2004 greco-ciprioti rigettarono il piano di pace) le autorità della Repubblica di Cipro non possono esercitare alcun controllo sulla parte nord dell'isola.

Nonostante ciò gli abitanti turco-ciprioti hanno la facoltà di richiedere documenti e passaporti alla Repubblica di Cipro e per questo possono essere considerati cittadini europei.

Questa situazione è uno di quei guazzabugli tipici che l'Unione Europea non è mai riuscita a risolvere, un po' perchè non si è mai dotata degli strumenti legislativi per farlo, un po' perchè forse non c'è mai stato l'interesse politico-economico di farlo: oggi quest'interesse è diventato una vera e propria emergenza continentale.

Tornando alla Repubblica Turca di Cipro del Nord, questa vive storicamente in una condizione economica peggiore rispetto quella del fu paradiso fiscale mediterraneo: avente come moneta la lira turca, valuta molto debole e fortemente svalutata negli anni passati, ed essendo in tutto e per tutto dipendente dalla Turchia, solo da pochi anni i turco-ciprioti hanno cominciato a vedere un miglioramento della loro qualità della vita e della loro economia.

Fino al 2005 Cipro nord è stata guidata da Rauf Denktaş, molto poco propenso ad accordi con i greco-ciprioti, anche se già dal 2003 i turco-ciprioti vedono in modo decisamente più favorevole una riunificazione nazionale (il piano di pace di Annan venne approvato in un referendum dal 65% dei turco-ciprioti); nel frattempo la Repubblica di Cipro entrava nell'Unione Europea e, dal 2008, nell'euro.

Da qui l'economia dell'ex paradiso fiscale ha cominciato rapidamente a perdere smalto, fino a costringere il governo di Nicosia a doversi pronunciare sul prelievo forzoso (e sostanzioso) sui conti correnti greco-ciprioti: l'operazione trasparenza avviata negli anni scorsi sulle banche di Cipro infatti ha fatto letteralmente fuggire quegli ingenti capitali esteri che qui trovavano un porto franco in cui decantare in attesa di scudi fiscali o, meglio ancora, riciclaggi internazionali; l'altra metà dell'isola si è avvantaggiata invece dell'ascesa economica della Turchia, che ha sopperito alle debolezze della lira turca con un marcato orientamento verso un'economia di mercato globale fin dagli anni '80.

I risultati sono stati notevoli: nonostante due periodi di recessione (1994, 1999 a causa del terremoto e 2001) il reddito medio dei cittadini turchi è cresciuto del 4% dal 1981 al 2003, poco ma abbastanza da mettere il colosso turco nella classifica della CIA (l'intelligence americana) dei paesi più sviluppati del mondo, e tra i membri fondatori del G20; dal 2001 l'inflazione è crollata, gli investimenti risaliti e i disoccupati sono calati considerevolmente. Nonostante i dubbi atavici sulla carenza di diritti civili ed umani, nonostante i dissapori con i cugini greci e il perpetrare di una logica quasi imperialistica sulla Repubblica Turca di Cipro del Nord, l'Unione Europea non ha potuto più ignorare la Turchia: nel 2005 il reddito nazionale è cresciuto ulteriormente del 7,5% ed è stata introdotta la nuova lira turca, pari ad 1 milione di vecchie lire.

Un paese in continua riforma economica: mentre il paradiso fiscale di Cipro crollava la bistrattata Ankara cresceva, abbattendo inflazione e disoccupazione, attraendo investimenti e divenendo un partner commerciale di tutto rispetto per Ue, Usa, Russia, Giappone e, recentemente, Cina.

Oggi la situazione si è definitivamente rovesciata e chi può goderne maggiormente sono quei 264mila turco-ciprioti che tirano un sospiro di sollievo nel veder scongiurato un'atto prepotentemente illiberale e, come l'ha definito a Polisblog Tito Boeri

una misura draconiana

resa ancor più illiberale dall'iniquità con cui verrà imposto (non è chiaro, ad esempio, se il prelievo verrà effettuato solo al netto dei conti correnti o al lordo, prendendo cioè quei denari con i quali professionisti ed imprese dovranno pagare le imposte).

La Turchia ha oggi il coltello dalla parte del manico rispetto all'Unione Europea: non è più il continente a dover decidere se aprirsi alle porte dell'Asia, ma il paese di Atatürk a dover ripensare alle sue mire europeiste.

Foto | Flickr

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