Hacker in Corea del Sud: oscurati siti di banche e media

Maxi operazione di pirateria informatica in Corea del Sud. Gli hacker hanno oscurato i siti dei principali media e delle due maggiori banche del Paese.

Accuse a Pyongyang

La polizia indaga, temendo che l'aggressione dei file sia avvenuta dalla Corea del Nord. I tre network più importanti del Paese, Kbs, Mbc e Ytn, questa mattina erano inaccessibili. Così come le banche Shinhan e Nonghyu.

Lg UPlus Corp, uno dei network che fornisce connettività ai gruppi, ha fatto sapere che al posto dell'home page c'era una pagina di rivendicazione raffigurante tre teschi e il messaggio: "Whois Team, è l'inizio del nostro movimento". La Corea del Nord, su cui in molti hanno puntato il dito, ha ribattuto che la settimana scorsa la stessa cosa era accaduta a molti siti ufficiali di Pyongyang, compresa l'agenzia Kcna. La Corea del Nord aveva immediatamente accusato Seul e Washington.

La Corea del Sud, però, continua a credere che l'attacco di oggi sia partito proprio oltre frontiera. Secondo Seul, ci sono almeno 3mila cyber warrior di Pyongyang pronti a scatenare una guerra informatica. Quella vera, invece, pare ogni giorno più vicina. Pyongyang ha parlato di "provocazioni gravi" dopo che bombardieri americani B-52 hanno eseguito voli di addestramento nei cieli della Sud Corea. Naturalmente, è seguito un messaggio in cui si afferma di essere pronti alla rappresaglia se i voli di addestramento dovessero proseguire.

A fare un po' di ordine diplomatico potrebbe pensarci la Cina. Il nuovo leader, Xi Jinping, ha fatto sapere di essere disposto ad aiutare "una riconciliazione" tra le due Coree. "La Cina è disponibile a fornire la necessaria assistenza per far avanzare la riconciliazione e la cooperazione tra Corea del Sud e Corea del Nord", ha spiegato Xi a Park Geun-Hye, leader nordcoreano, in una conversazione telefonica.

Foto | © Getty Images

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