Papa Francesco, la prima settimana da papa

Una settimana fa, il cardinal Bergoglio veniva eletto papa con il nome di Francesco. Oltre ai gesti che l’hanno fatto conoscere in tutto il mondo, ci sono segni che annunciano grandi riforme in Vaticano.

La prima settimana da papa di Bergoglio

Una settimana da papa: così Centimetri titola un’infografica che riassume la prima settimana da papa di Francesco. Oggi, infatti, si compiono sette giorni dall’elezione del cardinal Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro. Il ricordo di Benedetto XVI sembra lontanissimo: se questo è normale quando un pontefice muore, grazie anche ai riti funebri che permettono di elaborare il lutto, nel caso specifico è sintomatico come il nuovo papa abbia battuto in popolarità l’emerito in appena una manciata di giorni.

Gli organi di stampa e gli umori del web si concentrano molto su alcuni aspetti di papa Bergoglio: i suoi gesti semplici come la rinuncia alla croce e all’anello d’oro, le scarpe che son nere e non più rosse, l’abbigliamento semplice, senza velluti e bordature di ermellino; il fatto che celebri la messa e alla fine si metta a salutare i fedeli, incontrando anche quanti possono risultare scomodi, come il fratello di Emanuela Orlandi. E ancora: si muove a piedi o con il pulmino insieme agli altri cardinali; nella casa Santa Marta ha continuato a dormire nella stanza che occupava prima dell’elezione e non ha preso dimora presso la suite appositamente preparata. Gesti semplici che colpiscono l’immaginario collettivo e ricordano molto papa Luciani che salì al soglio pontificio con il nome di Giovanni Paolo I. Alcuni malignano che papa Bergoglio durerà poco, come papa Luciani. Anche questo è essere papa al tempo del web. Ma, a ben guardare, c’è di più nella prima settimana da papa di Bergoglio.

Le nomine pro tempore


L'organigramma della Curia romana

Come gli altri prima di lui, anche papa Francesco ha lasciato tutti al proprio posto. Il comunicato della sala stampa vaticana è eloquente nella sua brevità:

Il Santo Padre Francesco ha espresso la volontà che i capi e i membri dei dicasteri della Curia romana, come pure i segretari, nonché il Presidente della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano, proseguano, provvisoriamente, nei rispettivi incarichi donec aliter provideatur. Il Santo Padre desidera riservarsi un certo tempo per la riflessione, la preghiera e il dialogo, prima di qualunque nomina o conferma definitiva.

Conferme a tempo, quindi, com’è logico che sia. Ma ci sono assenze e presenze che fanno riflettere. Non c’è la conferma a tempo di Bertone: del resto la Segreteria di Stato è il primo dei dicasteri vaticani e quindi rientra nel comunicato. Anche se fa riflettere il fatto che il giorno del saluto ai cardinali dopo la sua elezione, papa Francesco si sia riferito a Bertone solo come al Camerlengo. È certo che ci sarà presto avvicendamento in Segreteria di Stato, anche perché il cardinal Bertone ha settantotto anni e l’età pensionabile è dietro l’angolo.

Significativo è che il comunicato parli anche dei segretari dei vari dicasteri: in periodo di sede vacante solo i capi dicastero decadono, mentre i segretari – vale a dire i “vice” – rimangono al loro posto. Averli confermati finché non si deciderà altrimenti, vuol forse significare che papa Francesco ha in mente di fare una serie di cambiamenti non indifferenti nella curia, come più volte richiesto dai cardinali nel corso delle congregazioni generali pre-conclave.

L’autoriforma


Papa Francesco

Andrea Tornielli nota come si sia innescata una sorta di autoriforma nella Curia romana:

Il Papa non usa l'ammiraglia di un autoparco con berline di lusso? Diversi di coloro che erano abituati ad usarle cominciano a chiedersi come possono continuare a farlo.

E prosegue:

Una preoccupazione particolare serpeggia nel Torrione di Nicolò V, la sede dello Ior, l'Istituto per le Opere di Religione. Si sono spesi centinaia di migliaia di euro soltanto per fare una ricerca di mercato e individuare il presidente della «banca vaticana». E chi è abituato a usare grandi macchine di rappresentanza dell'autoparco vaticano per farsi venire a prendere o riaccompagnare comincia a pensare sia molto meglio prendere il taxi. Meglio non rischiare. Il Papa abituato a usare il pullmino con i «fratelli cardinali», a fare la fila del self service per la prima colazione nella Casa Santa Marta e a regolare di persona il conto in sospeso dell'albergo, potrebbe affacciarsi alla finestra e vedere che attorno a lui c'è chi non ha capito l'antifona e non ne segue l'esempio.

Infine, serpeggia una preoccupazione in Vaticano. È sempre Tornelli a riferirla:

Alcuni uomini collegati alle istituzioni finanziarie vaticane vivono come sospesi: «Il nuovo Papa non è italiano, non è europeo, non conosce gli equilibri... L'Italia potrebbe diventare un paese come un altro».

Monsignor Gänswein tra due papi


Papa Francesco e monsignor Georg Gaenswein

In tutta questa situazione tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo, come ebbe a definirla Ratzinger, monsignor Georg Gänswein riveste un ruolo cruciale. Egli è il prefetto della casa pontificia e come tale gestisce l’agenda di papa Francesco. Ma è anche il segretario del papa emerito, Benedetto XVI. È facile immaginare che, dietro le quinte, lui sia un po’ il consigliere dell’uno e dell’altro. Nota Giacomo Galeazzi:

«Sta svolgendo un compito delicatissimo – spiega un capodicastero – Don Georg è con Francesco non tanto per le sue attuali mansioni nel Palazzo Apostolico quanto perché sta facendo, per conto di Ratzinger, il passaggio delle consegne su temi delicati». Insomma, la presenza (e il consiglio) di monsignor Gänswein è il modo con cui Benedetto XVI aiuta Bergoglio nei meandri della Curia romana e lo «protegge» nella scivolosa fase di transizione.«È don Georg ad avere il dossier Vatileaks da consegnare a Francesco», precisa il porporato, riferendosi alla relazione dei tre cardinali inquirenti Herranz, Tomko, De Giorgi sul furto dei documenti dall’appartamento papale.

Foto | Getty
Infografiche | Centimetri

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