Consultazioni al Quirinale, Pd chiude al governissimo. Letta: «Fiducia in Napolitano»

Chiude l'ultima giornata di consultazioni il gruppo parlamentare più consistente, il Pd che rivendica il diritto di provare a formare un governo.

19.40: dure e decise, le parole di Enrico Letta per il Pd.

Con Napolitano lontano da Roma, tocca a lui incontrare Napolitano e poi rappresentare brevemente la situazione ai giornalisti.

Letta spiega che il Pd ha voluto ascoltare tutti, che ha ricevuto dei «no». E che, dopo questi no, non può che rimettersi alla volontà e alle decisioni di Napolitano.

Nel frattempo, Letta ne approfitta per chiudere a qualsiasi ipotesi di grandi intese.

29 marzo 2013: si ricomincia. Alle 18.30 il Pd chiuderà il valzer delle consultazioni-lampo volute da Napolitano dopo che ieri Bersani gli ha rappresentato il quadro della situazione.

Un quadro, come già si sapeva, senza numeri.

Ora il Pd appare quantomai debole e diviso (sembrano passate ere geologiche dal vento di cambiamento e vittoria che spirava durante le primarie, invece non è trascorso nemmeno un semestre), Bersani è sembrato una specie di vittima sacrificale, senza un vero e proprio piano o progetto, senza alcun asso nella manica. Ora bisogna capire cosa accadrà all'interno del partito.

Le fronde sono già al lavoro. Se Vasco Errani garantisce coesione attorno al segretario, ci sono i giovani turchi che premono per una svolta "a sinistra" (che, secondo alcuni, potrebbe essere rappresentata da un nome terzo come Fabrizio Barca, chissà perché).

Poi ci sono i renziani, che stanno lì, ad aspettare, muovendo le loro critiche sottili ma evidenti. Come Paolo Gentiloni, secondo Repubblica:

«Non si capisce bene cosa significhi quello che sta accadendo e mi ripeto: tifo Bersani fino a quando sarà in campo. Però poi, la linea del segretario sarà archiviata dai fatti e il Pd dovrà assecondare in pieno gli sforzi del presidente della Repubblica»

Quali saranno questi sforzi? Lo scopriremo dalle 18 in poi.

21 marzo 2013: le consultazioni del Pd

"Abbiamo riportato a Napolitano la necessità di governo e cambiamento, due termini inscindibili. Ci si aspetta un'attenzione immediata ai temi sociali, un'iniziativa forte sulla moralizzazione della vita pubblica e ci si aspetta passi seri sulle riforme istituzionali. Il Pd è il primo partito, checché se ne dica, e Italia Bene Comune è la prima coalizione e per questo ci mettiamo al servizio di questa necessità. Lavoriamo su due versanti: un governo che presenti al Parlamento proposte precise per un avvio di legislatura nella chiave del cambiamento; il secondo è quello di riforme del sistema istituzionale, quindi legge elettorali e riforma della seconda parte della Costituzione. Queste sono le riflessioni che abbiamo consegnato al Presidente della Repubblica e ci affidiamo alla sua saggezza" queste le parole di Pierluigi Bersani dopo l'incontro con Napolitano.

Il Pd da Napolitano


La seconda e ultima giornata di consultazioni al Quirinale si chiuderà stasera alle 18:00 con il colloquio tra il Capo dello Stato e il gruppo parlamentare del Partito Democratico, rappresentato dai capigruppo alla Camera e al Senato Roberto Speranza e Luigi Zanda, e soprattutto dal segretario e capo della coalizione Pierluigi Bersani. Dopo il colloquio con la delegazione Pd, Napolitano si prenderà del tempo per riflettere e venerdì, o al massimo sabato, comunicherà le sue decisioni.

C'è curiosità di capire quale proposta farà Bersani al presidente della Repubblica, visto il complicato puzzle parlamentare per cui al Pd tocca l'onere di provare a formare un governo senza però disporre di una maggioranza autonoma. E allora le possibilità per l'incontro di oggi sono due: Bersani presenterà a Napolitano gli otto punti per un governo da lui guidato, e che sarà composto da personalità di spicco della società civile.

Napolitano a quel punto potrebbe ribattere di non voler dare un incarico pieno a un governo che non avesse la certezza di ottenere la fiducia iniziale del Parlamento. Allora ci sarebbe la seconda ipotesi: Bersani potrebbe fare (momentaneamente) un passo indietro e proporre Pietro Grasso o Valerio Onida per un primo incarico esplorativo, con alta probabilità di fallimento. Dopodiché si ripartirebbe con un nuovo tentativo, nella speranza che nel frattempo sia cambiato qualcosa nell'atteggiamento del M5S, o di alcuni singoli senatori.

Foto © Getty Images

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO