Nuovo Governo: Napolitano sceglie domani il Presidente del Consiglio incaricato

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha affidato un incarico esplorativo a Pier Luigi Bersani. Il segretario del Partito Democratico sta lavorando al tentativo di formare un Governo.

20.30: una giornata lunghissima, infinita, quella del Quirinale, dove la sfliata delle forze politiche è terminata da poco. Giorgio Napolitano non è ancora uscito, e secondo quanto ha riferito Enrico Letta nel corso della sua relazione alla stampa, il Presdente della Repubblica dovrebbe scegliere domani il Presidente del Consiglio incricato di formare un Governo.

Le quotazioni di Matteo Renzi sono scese, restano alte quelle di Giuliano Amato e dello stesso Enrico Letta.

Matteo Renzi

23 aprile 2013: oggi le consultazioni lampo. Entro la settimana il nuovo Governo. Questo il piano di Giorgio Napolitano, che affronta l'inizio del suo secondo mandato con una vitalità e una forza insospettabili, e che è evidentemente deciso a favorire l'ennesimo compromesso storico, con il governissimo.

Non si spiega in altro modo l'improvvisa accelerata post-accettazione (inusuale, come ben sappiamo) del secondo mandato da parte del Presidente della Repubblica.

E così, le ipotesi si sprecano: c'è chi pensa a un governo di Enrico Letta. C'è chi pensa a Matteo Renzi Presidente del Consiglio. C'è chi pronostica un Governo Amato.

Insomma: il quadro politico è un rebus per solutori difficili. L'unica cosa che pare facilmente pronosticabile, a meno di uno scatto d'orgoglio da parte del Pd, è che anche il Partito democratico si sdrai definitivamente, come un tappetino, sulle posizioni di Napolitano (che forse, in una delle sue componenti, ha anche forzato: sembra di assistere ad uno stallo messicano). E quindi, via alle larghe intese. Via a Grillo che grida all'inciucio. Via al secondo governo consecutivo che nega le differenze politiche e che conduce al pensiero unico.

Il fallimento di Bersani

19.30 "Sarà tutto in trasparenza, non inseguite dietrologie e strani cunicoli. Ciascuno avrà il quadro e potrà decidere se prendersi le responsabilità nella gradazione che preferirà". Queste le parole di Pierluigi Bersani al termine della giornata di colloqui.

Il titolare del mandato esplorativo, dopo aver aggiunto che le difficoltà restano, ma il lavoro va avanti, ha puntualizzato: "Ogni ora che passa, per chi non condivide o non condivide ancora la mia proposta, mi pare che la consapevolezza che non è una proposta improvvisata stia aumentando".

Domani mattina le intenzioni ancora un po' criptiche del segretario del PD saranno più chiare durante il colloquio con i rappresentanti del M5S, che hanno proposto di trasmettere la consultazione in streaming, idea sposata da Bersani e dal PD.

17.30 "Noi non abbiamo posto preclusioni su nessuno ma considereremmo incomprensibile un atteggiamento di chiusura da parte di chi ha vinto solo con uno scarto dello 0,3% di voti e se così fosse mancherebbe in assoluto e in ogni forma il nostro sostegno alla nascita del governo Bersani", queste le parole di Angelino Alfano al termine dell'incontro con Bersani e il Pd. "La soluzione più sperimentata in Europa è quella della corresponsabilità tra le forze principali". Si cerca quindi di portare avanti la soluzione del governissimo, fino a questo momento esclusa dal leader del Partito Democratico.

Sulla stessa linea anche Maroni: "Auspichiamo un governo a guida politica, basta con i tecnici. Serve un governo di legislatura che duri, solo così si affrontano e risolvono i problemi e lo dico in veste di governatore". Silvio Berlusconi non ha partecipato all'incontro. La sua presenza avrebbe ulteriormente complicato una trattativa che già così non è delle più semplici.

13.45: l'"esploratore" Bersani ha incontrato i rappresentanti delle Regioni. Vasco Errani, portavoce dei governatori regionali, ha tenuto una conferenza stampa piuttosto tesa, lanciando l'allarme sui conti degli enti locali, martoriati dai tagli degli ultimi anni.

I presidenti di regione hanno chiesto una revisione del patto di stabilità, considerato un vero cappio al collo per tutte le strutture infrastatuali e hanno chiesto al prossimo governo di rivedere la politica delle tasse, dall'IMU sulla prima casa, all'introduzione della nuova TARES (tassa sui rifiuti), fino all'aumento dell'IVA.

Errani ha detto sinteticamente che Bersani si è mostrato sensibile alle richieste della Conferenza delle Regioni.

ore 13: Bersani ha incontrato in mattinata i rappresentanti di formazioni minori (Union Valdotaine e PSI) e del gruppo misto al Senato (che vuol dire quasi in pratica i senatori di SEL). Bersani ha incassato fiducia incondizionata da tutti e tre i soggetti, ma non si tratta di una sorpresa.

Per il segretario del PD si è trattato di un "warm up" in attesa dell'incontro delle 16 e 15 di oggi pomeriggio: il colloquio con i rappresentanti del centrodestra. Lega e PDl infatti incontrereanno insieme il possibile futuro presidente del Consiglio. Berlusconi non ci sarà, lasciando il campo a Alfano e Maroni. Potrebbe essere un gesto simbolico che preannuncia un deciso passo indietro del Cavaliere per favorire un governo delle larghe intese?

Bersani ha finora tenuto compatta la coalizione (e soprattutto il suo partito) dietro il no secco a qualsiasi accordo con il PDL, ma nulla può essere scritto nero su bianco prima di oggi pomeriggio e soprattutto prima di domani, quando il leader del centrosinistra incontrerà i capigruppo del Movimento 5 Stelle.

26 marzo 2013: ricominciano i lavori del leader del Pd, incaricato da Napolitano di formare un governo.

Dopo l'incontro con i sindacati, che hanno evidenziato in maniera molto chiara le loro priorità (un Governo subito), è arrivata la proposta indecente di Silvio Berlusconi per un governo di Bersani con Alfano come vice.

Bersani ha ribadito il pensiero di queste ultime settimane rispetto all'ipotesi di un governissimo, in maniera se possibile ancor più categorica:

«Siamo seri»

E allora, seriamente o meno, qual è il progetto?

Secondo Repubblica, l'idea sarebbe quella di provare a ottenere quantomeno il sostegno di Monti e poi di lasciare il via libera a eventuali altri appoggi (leggasi: Movimento Cinque Stelle).

C'è solo un problema: i numeri, che non ci sono.

25 marzo 2013

25 marzo 2013: altra giornata di lavoro, per Pier Luigi Bersani, che questa mattina alle 10.30 incontra le rappresentanze sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) e alle 12 la Rete Imprese Italia.

Repubblica continua a parlare di trattative riservatissime che riguarderebbero anche nomi di ipotetici nuovi Presidenti della Repubblica, fra cui, oltre a Sergio Mattarella, ci sarebbero anche Franco Marini e Pierluigi Castagnetti (sembra un toto-nomi davvero improbabile, a dire il vero. Ma staremo a vedere).

Il Pd, frattanto, si affretta a mostrare esternamente il disgelo fra Renzi e Bersani, con i retroscena di una telefonata distensiva fra i due, dopo i moniti di Fassina, che invitava tutti a non indebolire la figura e l'autorità del segretario del Partito.

Nel frattempo, da Italia Futura (leggasi: da Scelta Civica, ovvero Mario Monti e compagnia) emerge una posizione che non era affatto difficile da prevedere: il no a un possibile governo Pd-M5S, già ribattezzato governicchio.

Insomma, ci risiamo. C'è chi sogna il cambiamento ad ogni costo, basta che si cambi. Chi sogna che si cambi con giudizio. E chi sogna, invece, che non cambi proprio nulla e che, alla fine, dopo le elezioni, si ritorni a quel che c'era prima con il Governo Monti.

Grandi intese, grande responsabilità, grande sudditanza nei confronti dell'Unione Europea, ad ogni costo e con buona pace delle classi medio-basse.

25 marzo 2013, Bersani: «Penso al Paese»

Pier Luigi Bersani24 marzo 2013, ore 16: si è arricchito, il calendario delle consultazioni odierne di Bersani. Alle 10.30 ha incontrato i delegati di Confagricoltura, Cia, Copagri, Confcoperative. Alle 11 la Coldiretti
Alle 10,30 è arrivata la delegazione di Confagricoltura, Cia, Copagri e Confcoperative. Alle 11, il leader democrat incontra la Coldiretti. In questo momento, invece, il segretario del Partito democratico sta incontrando Confindustria.

Allw 17 tocca a Alleanza Cooperative Italiane.

Alle 18 a Confprofessioni.

Alle 18.30 ad Abi e Ania.

La strategia di Bersani è tutta rivolta a far capire che quel che gli preme, prima di ogni altra cosa, è l'Italia:

«Sto facendo incontri sulle questioni economiche e sociali. Mi sto occupando dei problemi del paese».

Le consultazioni del 23 marzo 2013

23 marzo 2013: al termine dell'incontro con Pier Luigi Bersani, Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e Presidente dell'Anci, si è intrattenuto con i giornalisti a Montecitorio e ha spiegato di augurarsi un successo del segretario del Partito Democratico:

«Ho trovato Bersani sereno, molto serio, desideroso di risolvere i problemi».

E se dovesse fallire?

«Se Bersani non dovesse malauguratamente riuscire, spetterebbe a Napolitano dire qualcosa, e io dico che alla proposta del Presidente della Repubblica non si può rispondere negativamente».

Quindi larghe intese?

«Un dialogo con tutti quelli che vogliono risolvere i problemi del Paese è il benvenuto, per noi sindaci».

Un discorso da sindaco, ha spiegato ancora Delrio a chi gli faceva notare quanto sembrasse "renziano" il contenuto di quest'ultima affermazione.

Bersani ha incontrato anche Roberto Saviano, per parlare di legalità.

Calendario delle consultazioni

Ecco i primi appuntamenti in calendario per le consultazioni di Pier Luigi Bersani.

Sabato 23

Ore 15: Anci
Ore 16: Forum III settore

Domenica 24

Ore 11: Cia, Coldiretti, Confagricoltura
Ore 16: Confindustria
Ore 17: Alleanza delle Cooperative Italiane

Lunedì 25

Ore 10.30: Cgil-Cisl-Uil
Ore 12: Rete Imprese Italia

Lunedì pomeriggio, inoltre, si riuniscono Camera e Senato, quindi è prevista la riunione dei gruppi del Pd e, dalle 19, la riunione della direzione di partito. Pertanto, cominceranno solo martedì mattina, il 26 marzo, le consultazioni a Montecitorio con le forze politiche e parlamentari. Come già Giorgio Napolitano, Bersani comincerà dalle minoranze linguistiche.

22 marzo 2013

17.43: è il momento del discorso di Pier Luigi Bersani. Il Presidente del Consiglio incaricato, molto brevemente, spiega che cercherà di trovare una soluzione per la formazione del Governo.

17.40: Napolitano conferisce a Pier Luigi Bersani l'incarico per la verifica dell'esistenza di numeri in Parlamento per la formazione del Governo.

17.35: il Presidente del Consiglio esclude la possibilità di grandi intese, anche se le caldeggia

17.34: Napolitano riconosce il grande successo del Movimento Cinque Stelle, ricorda la necessità delle riforme e del cambiamento.

17.30: «Da una settimana si sono insediate le nuove Camere e mi complimento per il fatto che da ieri si sono definiti i rispettivi uffici di presidenza, significativamente rappresentativi di tutte le componenti politiche» [...]
Poi il presidente della Repubblica ricorda che in Olanda ci sono voluti 54 giorni per formare un esecutivo, e in Israele 55.

17.29: Napolitano: «l'incarico che sto per dare costituisce il primo passo del cammini che dovrà condurci al più presto al raggiungimento dell'obiettivo».

17.00: Pier Luigi Bersani è al Quirinale a colloquio con Giorgio Napolitano

16.00: Bersani salirà al Colle alle 17: è stato convocato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

10.00: le home page dei giornali online di questa mattina puntano tutto su Pier Luigi Bersani, anche se ci si chiede, giustamente, se possa spuntare, all'ultimo momento, un outsider.

Sul Corriere della Sera Breda titola:

«La strada del mandato «condizionato»
Bersani avrà l'incarico da Napolitano»

Due o tre giorni al massimo per dimostrare di avere l'autosufficienza. Difficile per il presidente non concedere questa chance di M. Breda

Lina Palmerini, sul Sole 24 Ore, scrive:

«lo scenario che si proietta sulla giornata è che il presidente darà a Bersani l'incarico sia perché è ciò che il leader Pd gli ha chiesto, sia perché altre ipotesi in campo al momento non ci sono».

Stessa linea per Il Fatto Quotidiano, che però mette una condizionale da parte del Quirinale:

«Il segretario del Pd dovrebbe ottenere oggi almeno un mandato esplorativo, ma il Colle vuole rassicurazioni sui numeri e non crede in esecutivi di minoranza»

Repubblica, invece, non ha proprio dubbi:

«Oggi pomeriggio avrà dal Quirinale la mano da giocare e potrà avviare in prima persona un giro di consultazioni con le forze politiche, nessuna esclusa».

Il Giornale ritiene che l'apertura sia da dedicare al caso-marò. Ma ovviamente parla di Bersani. E vede nel possibile incarico al segretario del Partito democratico il rischio di «incarico-trappola».


Per Libero le cose stanno così, invece:

«Pier vuol fare il premier ma non ha la fiducia nemmeno di Napolitano.
Il Quirinale stoppa Bersani: governo lampo poi voto»

Pier Luigi Bersani potrebbe essere, comunque, la prima scelta di Giorgio Napolitano per l'incarico di Governo, o quantomeno per un mandato esplorativo.

Bisognerà capire cosa si sono detti davvero, Bersani e Napolitano. E se il Presidente della Repubblica vorrà provare davvero quella via «stretta» che vede il segretario del Pd impegnato in una specie di equilibrismo ad ostacoli fra i 20 punti dell'oltranzismo a cinque stelle e gli 8 punti tirati fuori dal suo cilindro per un governo di scopo.

Certo, le dichiarazioni di Grasso e Boldrini nei giorni scorsi, piuttosto "spavalde", a questo punto, puntavano tutto su un governo a lungo termine. Ma dopo questo giro di consultazioni sembra proprio impossibile.

Il segretario del Pd accetterà l'incarico? O farà un "passo di lato" per lasciare il posto a qualche figura terza?

Improbabile l'accordo col Pdl. Improbabile persino che una figura terza ce la faccia; tantomeno appare plausibile che si possa formare un governo del M5S, visti i numeri in Perlamento. Che accadrà, allora? Napolitano dovrebbe dimettersi per consentire al Parlamento di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica che possa sciogliere le camere e mandare l'Italia e gli italiani di nuovo alle urne. Fantapolitica? No, sano realismo.

La verità, comunque, è che quello del voto anticipato sembra uno scenario plausibile. Gli altri no.

Incarico di Governo a Pietro Grasso?

Pietro GrassoPietro Grasso, appena eletto Presidente del Senato (con voti provenienti anche dal Movimento Cinque Stelle) è un nome che circola insistentemente da oggi per l'incarico di Governo.

Lui lo ha fatto capire chiaramente: non si tirerebbe indietro. E così, dopo aver annunciato a Ballarò che avrebbe rinunciato al 30% del suo stipendio (come la collega Laura Boldrini), dopo che Grillo ha detto che non era sufficiente, ha deciso di dimezzarselo, lo stipendio. E di dimezzare pure la scorta.

Prove tecniche di intesa a distanza? Segnali di distensione? Grasso è davvero una figura che può piacere al M5S? Nel corso della puntata di Servizio Pubblico del 22 marzo, Marco Travaglio, vicino al Movimento, ha stroncato senza pietà l'ex Procuratore nazionale antimafia.

Il quale si è prodotto in una telefonata in diretta, invitando Travaglio a un confronto televisivo al più presto, per rispondere a quelle che Grasso ha definito «accuse infamanti» del giornalista.

Ma è un'ipotesi davvero praticabile?

Incarico di Governo o mandato esplorativo?

Incarico di Governo 2013

Come raccontavamo nella cronaca delle consultazioni di Napolitano, la formazione del Governo è un atto complesso, che si struttura in maniera estremamnte articolata.

Le consultazioni sono una prassi costituzionale: il meccanismo delle consultazioni, naturalmente, non avviene solamente quando ci sono elezioni politich, ma anche quando il Governo perde la fiducia o si dimette e si genera la cosiddetta crisi di Governo. Sentiti tutti i capi dei gruppi parlamentari, i Presidenti delle Camere, il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, come da prassi, ora Napolitano si trova di fronte al nodo cruciale di tutta la questione.

Ovvero: l'incarico di Governo.

Sappiamo che il Movimento Cinque Stelle lo vuole per sé. Che Bersani lo vuole per il Pd. Che Berlusconi vorrebbe un accordo fra il Partito Democratico e il suo Partito della Libertà, che Monti, addirittura, vorrebbe un governo di tutti. La situazione è fluida e in divenire, e davvero difficile da intuire.

Potrebbe verificarsi, allora, il cosiddetto mandato esplorativo. Non è regolato né previsto dalla Costituzione. Ma fa parte, ormai, della prassi costituzionale: quando le consultazioni non danno indicazioni chiare, il Presidente della Repubblica può conferire l'incarico non già alla personalità che sicuramente riuscirà a formare il Governo, ma a una figura politica che possa andare a sondare gli uomori dei vari partiti nel tentativo di formare una maggioranza che ottenga, poi, la fiducia del Parlamento.

La strada «stretta», come l'aveva definita Bersani, appare ancor più stretta. Nel corso della giornata, anche in virtù della sua rinuncia a metà stipendio e a metà scorta, era emersa l'ipotesi di Pietro Grasso. Ma non è dato di sapere se, alla fine, Napolitano sceglierà davvero lui o ripiegherà su Pier Luigi Bersani, o su qualche soluzione che al momento non immaginiamo.

L'incarico viene conferito in maniera orale, al termine di un colloquio fra il Presidente della Repubblica e l'incaricato.

A questo punto avviene la nomina.

L'incaricato deve accettare l'incarico, ovviamente. Un'accettazione che, per prassi, arriva con riserva, una riserva che viene sciolta positivamente o negativamente. In caso di soluzione positiva, l'incaricato presenterà la lista dei suoi Ministri e quindi si procede alla firma di tre decreti: il decreto di nomina del Presidente del Consiglio, il decreto di accettazione delle dimissioni del Governo uscente e il decreto di nomina dei singoli ministri (tutti firmati dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio nominato).

A questo punto, il rito prevede il giuramento di fedeltà, secondo un testo prestabilito:

«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione».

Quindi il Governo si presenta alle due Camere per ottenere la fiducia, che avviene per appello nominale, dopo motivazione dei vari gruppi parlamentari. Nel frattempo, i Ministri e il Presidente del Consiglio sono già responsabili per le proprie funzioni.

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