Governo, Napolitano: «Pensare all'interesse generale del Paese»

Quali sono i meccanismi che regolano la formazione del Governo? E quali sono le prerogative dell'esecutivo in carica?

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano interviene sulla questione della formazione del Governo, una questione spinosissima che non riguarda solo Pier Luigi Bersani ma che evidentemente coinvolge anche il Presidente della Repubblica, pur giunto al termine del suo mandato, e il Paese tutto.

Il Capo dello stato ha partecipato alla cerimonia commemorativa per il 69° anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine , insieme al Presidente della Repubblica federale di Germania Joachim Gaucke, ne ha approfittato per dire la sua, ovviamente.

«Senza dubbio in questo momento abbiamo bisogno di unità. Abbiamo bisogno di unità, ma anche di pensare adesso all'interesse generale del Paese e di dare continuità alle nostre istituzioni democratiche».

E' il consueto monito del Capo dello Stato, insomma, cui siamo abituati. Il richiamo al senso di responsabilità, all'unità, al rispetto per l'istituzione.

Il problema è che dopo un anno di Governo tecnico, sembra tutto un po' vuoto e privo di significato, anche se in realtà si tratta di un richiamo estremamente importante e condivisibile.

Bersani: «Nulla è impossibile»

22 marzo 2013: Pier Luigi Bersani è il Presidente del Consiglio incaricato.

Il segretario del Pd ha ricevuto da Giorgio Napolitano il compito di tentare di individuare una strada che lo porti verso la formazione di un governo che possa essere sostenuto da una maggioranza parlamentare. Una cosa è chiara: senza l'appoggio del Movimento Cinque Stelle (che ha già chiuso le porte più volte), senza l'appoggio di Silvio Berlusconi (che il Governo di larghe intese lo vorrebbe, ma questa volta è proprio il Pd a non volerlo), e senza quello di Monti insieme alla Lega Nord (una specie di Idra di Lerna, insieme al Partito democratico. Una specie di improbabile mostro mitologico), il Governo non si può affatto formare.

E allora, Bersani, che comunque non esclude soluzioni di sorta, ha davvero pochi giorni e davvero poche speranze per provare a partorire una lista di Ministri che riesca a ottenere un appoggio dal parlamento.

Non tanto per i nomi, quanto perché sembra davvero difficile che le forze in campo si mettano d'accordo.

E allora, bisogna prepararsi a nuove elezioni?

Governo: come si forma e che poteri ha

Da quando è iniziata la Seconda Repubblica, siamo abituati a pensare che si voti un candidato presidente del Consiglio, il cui nome è scritto sulla scheda. Non è proprio così, o meglio, il fatto che si voti direttamente il premier è solo una convenzione, che - soprattutto nell'ottica bipolare a cui ci siamo abituati, ma che ormai è saltata - sembrava ormai assodata. Da una parte il centrodestra col suo leader, dall'altra il centrosinistra, e chi vince forma il governo mettendo a capo il candidato vincitore.

Che non funzioni proprio così si è visto nelle ultime elezioni, quando i tre schieramenti principali (quattro se ci mettiamo anche il centro di Mario Monti) hanno mandato all'aria il mai compiuto bipolarismo all'italiana. Nessuno ha veramente vinto, e adesso non si capisce chi possa diventare primo ministro e prendere la fiducia del Parlamento.

Ma allora come si forma il Governo? Partiamo da un dato: durante le elezioni non si vota per il Governo, ma solo per la formazione del Parlamento. I nostri voti servono per comporre i seggi che saranno occupati da 630 deputati alla Camera e 315 senatori al Senato. Una volta che il nuovo Parlamento si è insediato partono le Consultazioni, quelle che Napolitano sta tenendo in queste ore. A che servono? Proprio perché noi non eleggiamo un presidente del Consiglio, il Capo dello Stato fa "il giro" di tutti i gruppi parlamentari per capire quale figura potrebbe avere l'approvazione della maggioranza delle camere.

A questo punto, vale la formula costituzionale che recita: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Ma prima di nominarlo, per convenzione e soprattutto nel caso in cui non ci sia certezza della maggioranza, il presidente da al potenziale premier un "mandato esplorativo". E cioè un lasso di tempo in cui "l'incaricato" deve fare il giro dei vari gruppi politici per capire se c'è la possibilità di avere una maggioranza, e quindi di formare un Governo.

Se il mandato esplorativo ha successo, il futuro premier torna dal presidente della Repubblica per sciogliere la riserva e accettare l'incarico. Da notare come tutto questo, essendo convenzionale e non regolato da norme, non è certificato da carte firmate o cose simili, ma solo dai colloqui che il Capo dello Stato tiene. A questo punto il Capo dello Stato nomina il premier, che poi trova i nomi da proporre al presidente come ministri che, a meno di motivat(issim)e contrarietà li nomina tali facendo recitare loro la formula rituale: "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione"

Come scrive il sito del Governo Italiano:

In sintesi il procedimento si conclude con l'emanazione di tre tipi di decreti del Presidente della Repubblica: quello di nomina del Presidente del Consiglio (controfimato dal Presidente del Consiglio nominato, per attestare l'accettazione); quello di nomina dei singoli ministri (controfimato dal Presidente del Consiglio); quello di accettazione delle dimissioni del Governo uscente (controfirmato anch'esso dal Presidente del Consiglio nominato)

Ma non finisce qui, perché il passaggio più importante deve ancora avvenire. E cioè il Governo che si propone al paese deve ottenere la fiducia dei rappresentanti che il paese ha eletto, e cioè i membri del Parlamento. Il voto di fiducia deve essere motivato dai gruppi parlamentari ed avvenire per appello nominale, al fine di impegnare direttamente i parlamentari nella responsabilità di tale concessione di fronte all'elettorato. È per questo motivo che aveva poco senso la richiesta di Beppe Grillo di votare solo le leggi del Governo senza dare il voto di fiducia: senza la fiducia il Governo non si può formare.

E una volta che si è formato, quali sono i poteri del Governo? In linea di massima il potere di un Governo è quello "esecutivo", una delle tre classiche divisioni dei poteri (che comprendono anche quello legislativo e giudiziario), cioè il potere di applicar le leggi fatte dal potere legislativo, che è di norma il Parlamento. Il Governo, comunque, può svolgere un ruolo legislativo su mandato del Parlamento. Questo avviene quando (sempre seguendo il sito del Governo)

A. il Parlamento stesso conferisce al Governo - con un'apposita legge di delega, secondo principi e criteri predeterminati e per un tempo definito - il compito di provvedere ad emanare decreti legislativi aventi forza di legge;
B. può adottare, autonomamente e sotto la sua responsabilità, decreti-legge per fronteggiare situazioni impreviste e che richiedono un intervento legislativo immediato. In questo caso, il Parlamento si riserva, nei sessanta giorni successivi, di convertire in legge, anche con modifiche, il decreto. In caso contrario, il decreto legge decade.

E infine il Governo ha anche il compito di nominare chi riveste incarichi di massimo rilievo nell'amministrazione dello Stato e negli enti pubblici. Ad esempio, la nomina dei Segretari Generali dei Ministeri, o dei Capi dei dipartimenti.

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